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作者:意- John Douglas 当前章节:15502 字 更新时间:2026-6-22 23:22

Temevano che la ragazza fosse già morta, e che presto il suo assassino avrebbe avvertito l’impulso irrefrenabile di colpire ancora. Con ogni probabilità, aveva visto Shari e il suo ragazzo che si baciavano al centro commerciale e aveva improvvisamente deciso di seguire la ragazza fino a casa. Era stata una vera sfortuna che Shari si fosse fermata a controllare la cassetta delle lettere. Con ogni probabilità, se non l’avesse fatto il sequestro non avrebbe avuto luogo. Nella speranza di reperire nuove informazioni, il dipartimento dello sceriffo mise sotto controllo il telefono degli Smith.

Fu a questo punto che alla famiglia giunse una prova di importanza cruciale. In tanti anni di servizio, ho assistito a episodi orrendi, quasi incredibili, ma di rado così strazianti. Si trattava di una lettera di due pagine scritta da Shari ai suoi cari. Sul lato sinistro del foglio, era scritto in lettere maiuscole DIO È AMORE.

Benché mi turbi ancora, la lettera è una straordinaria testimonianza di carattere e di coraggio, e voglio riportarla per intero:

6/1/85 3.10 Vi amo tutti.

Ultime volontà e testamento

Vi voglio bene mamma, papà, Robert, Dawn & Richard e tutti quanti gli amici e parenti. Sto per andare a raggiungere il Padre Mio, quindi per favore, per favore, non preoccupatevi! Solo, ricordate la mia allegria & gli splendidi momenti vissuti insieme. Vi prego, non permettete a questo di rovinare la vostra vita, ma continuate a vivere giorno per giorno nel nome di Gesù. Qualcosa di buono ne uscirà, vedrete. I miei pensieri saranno sempre con & in voi! (urna chiusa) Vi amo maledettamente tanto. Scusa, papà, ma per una volta devo imprecare! Gesù perdonami. Richard, tesoro… ti ho amato & ti amerò sempre & ricorderò sempre i nostri momenti speciali. Ti chiedo una cosa, però. Accetta Gesù come il tuo salvatore. La mia famiglia ha esercitato una grande influenza sulla mia vita. Scusa per i soldi della gita. Uno di questi giorni, ti prego, va’ a casa mia.

Mi dispiace se qualche volta vi ho delusi; desideravo soltanto che foste orgogliosi di me perché io lo sono sempre stata di voi. Mamma, papà, Robert & Dawn, c’è così tanto che vorrei dire e che avrei dovuto dire prima. Vi voglio bene!

So che mi amate e che sentirete la mia mancanza, ma se resterete uniti come abbiamo sempre fatto… ce la farete!

Vi prego, non turbatevi né amareggiatevi. Tutto finisce nel migliore dei modi per coloro che amano il Signore.

Tutto il mio amore per sempre.

Vi amo con tutto

il Mio Cuore!

Sharon (Shari) Smith

PS. Nana, ti voglio tanto bene. Ho sempre pensato di essere la tua preferita. Be’, tu eri la mia!

Vi amo tutti tantissimo.

Lo sceriffo Metts mandò la lettera al laboratorio della South Carolina Law Enforcement Division perché l’analizzassero. Quando a Quantico ne leggemmo una copia, ci ritenemmo ragionevolmente certi che il sequestro era ormai divenuto un omicidio. Ciononostante, la famiglia Smith, la cui fede religiosa era espressa in modo tanto commovente nella lettera di Shari, continuò a sperare. Nel pomeriggio del 3 giugno, Hilda Smith ricevette una breve telefonata dal rapitore.

«Mi credete ora?»

«A dire la verità, non so bene che cosa credere. Non ho potuto parlare con Shari e ho bisogno di sapere che sta bene.»

«Lo saprete fra due o tre giorni» fu l’inquietante risposta.

Invece, l’uomo richiamò quella sera stessa per dire che Shari era viva, e sembrò quasi sottintendere che l’avrebbe rilasciata presto. Alcune delle sue dichiarazioni, tuttavia, ci fecero sospettare il contrario:

«Voglio dirvi un’altra cosa. Ora Shari è parte di me. Fisicamente, mentalmente, emotivamente e spiritualmente. Ora le nostre anime sono tutt’uno».

Alle insistenze della signora Smith, che chiedeva di essere rassicurata sulle condizioni di salute della figlia e l’uomo rispose: «Shari è protetta e… è parte di me ora e Dio ha cura di noi».

Le telefonate, si scoprì, erano state fatte da alcune cabine telefoniche della zona. Ma in quegli anni, per risalire a un apparecchio bisognava che la telefonata si protraesse almeno per un quarto d’ora, e questo non accadde mai. In compenso, il dispositivo di registrazione funzionava e l’ufficio operativo dell’FBI ci spedì in tutta fretta copia delle telefonate.

Metts, che sperava ne arrivassero altre, ci chiese consiglio sull’atteggiamento da far adottare alla famiglia. Gli Smith avrebbero dovuto comportarsi più o meno come fa la polizia quando è in trattative con un sequestratore, gli spiegò Wright. Avrebbero dovuto ascoltare con attenzione, ripetere qualunque dichiarazione giudicata importante per essere sicuri di aver afferrato il messaggio, e spingere il rapitore a rivelare il più possibile di sé e dei suoi progetti. Questo, per due motivi: per noi sarebbe stato più facile rintracciare la chiamata e, incoraggiato da quella reazione, il soggetto si sarebbe sentito incentivato a chiamare più spesso.

Inutile dire che non è facile esercitare un simile autocontrollo quando si teme per una persona cara, ma gli Smith si rivelarono sorprendentemente forti e ci fornirono molte utili informazioni.

L’uomo richiamò la sera successiva e questa volta parlò con Dawn, la ventunenne sorella di Shari. A lei riferì parecchi particolari del rapimento; quando aveva visto Shari davanti alla cassetta delle lettere, disse, aveva fermato l’auto e, dopo averle scattato alcune foto, l’aveva costretta a salire minacciandola con un’arma.

Nel corso di questa e di altre conversazioni, il sequestratore mutò spesso atteggiamento. A volte si mostrava amichevole, a volte crudelmente disinvolto, o ancora, vagamente pentito per aver «perso il controllo».

«Okay, alle quattro e cinquantotto del mattino… no, mi scusi. Aspetti un momento. Alle tre e dieci del mattino di sabato, primo giugno, uh, lei ha scritto la lettera che avete ricevuto. Alle quattro e cinquantotto di sabato, primo giugno, siamo diventati un’anima sola.»

«Un’anima sola» ripetè Dawn.

«Ma che significa?» chiese Hilda che le stava accanto.

«Nessuna domanda» replicò secco l’uomo.

Ma benché assicurasse che «erano in arrivo benedizioni», e che Shari sarebbe tornata la sera dopo, noi avevamo purtroppo capito che cosa intendesse. L’uomo raccomandò addirittura a Dawn di tenere pronta un’ambulanza.

«Riceverete istruzioni su dove trovarci.»

Per noi a Quantico, l’aspetto più significativo della telefonata stava nella confusione relativa agli orari. I nostri sospetti ci furono sfortunatamente confermati dalla telefonata cui Hilda rispose il giorno dopo.

«Ascoltate bene. Prendete la superstrada 378 in direzione ovest. Prendete l’uscita di Prosperity, proseguite per due chilometri e mezzo, girate a destra all’altezza del cartello Moose Lodge Numero 103, continuate per altri quattrocento metri, svoltate a sinistra in corrispondenza di un edificio di legno bianco, entrate nel cortile posteriore; vi aspettiamo meno di due metri più in là. Dio ci ha scelti.» Dopodiché riappese.

Le istruzioni portarono lo sceriffo Metts al rinvenimento del cadavere di Shari Smith, a venti chilometri da casa, nella contea di Saluda. La ragazza indossava il top giallo e i pantaloncini bianchi che aveva al momento del sequestro, ma la decomposizione del cadavere indicava che era morta da parecchi giorni… dalle quattro e cinquantotto del primo di giugno, ne eravamo certi. Le condizioni del corpo resero impossibile determinare le modalità dell’omicidio e se c’era stata o meno violenza sessuale.

Wright, Walker e io eravamo persuasi che proprio a questo scopo l’assassino avesse tenuto la famiglia tanto a lungo sulla corda. Residui di nastro adesivo furono trovati sul viso e sui capelli di Shari, ma il nastro era stato rimosso… un’altra prova della premeditazione. Eravamo quindi pressoché certi di avere di fronte un soggetto intelligente, più anziano della vittima, che tornava sul luogo del delitto per una qualche forma di gratificazione sessuale. Tali visite erano cessate solo quando lo stato di avanzata decomposizione del cadavere aveva reso impossibile qualsiasi forma di «interrelazione».

Il sequestro, portato a termine in una zona residenziale, aveva evidentemente richiesto un certo grado di acume e sofisticatezza. Stabilimmo l’età del soggetto tra i venti e i trent’anni, più vicino alla trentina. Dalla crudele disinvoltura che caratterizzava i suoi rapporti con la famiglia Smith, deducemmo che doveva essersi sposato presto, ma che il matrimonio era fallito nel giro di poco tempo. Al momento viveva solo o con i genitori. Credevamo inoltre che avesse dei precedenti… aggressioni a sfondo sessuale, o quanto meno telefonate oscene. Se aveva già ucciso, le sue vittime erano state bambine o comunque ragazze molto giovani. A differenza di molti serial killer, il suo obiettivo non erano le prostitute, che lo intimidivano.

L’errore prontamente corretto sugli orari e la precisione delle istruzioni ci consentirono di apprendere altre cose. L’uomo si era recato spesso sulla scena del delitto e aveva effettuato delle misurazioni. Nelle telefonate alla famiglia, leggeva ciò che aveva scritto in precedenza! Evidentemente capiva l’importanza di abbreviare il più possibile la conversazione. Nel corso di quelle telefonate, se veniva interrotto perdeva spesso il filo e doveva cominciare da capo. Si trattava quindi di una personalità rigida, meticolosa e ossessionata dalla pulizia. Prendeva appunti in maniera compulsiva, teneva elenchi per qualunque cosa e quando nel leggere perdeva il filo, anche il corso dei suoi pensieri si interrompeva. Sapevamo che era arrivato in macchina sul luogo del rapimento, e, considerata la sua personalità, pensammo a un’auto pulita e ben tenuta, di non più di tre anni di vita. Nel complesso, il profilo che elaborammo descriveva un individuo in cui l’arroganza e il disprezzo per la stupidità altrui entravano continuamente in conflitto con una insicurezza profondamente radicata e sentimenti di inadeguatezza.

In casi come questo, la scena del delitto diventa psicologica mente parte dell’omicidio. La geografia del crimine in questione sembrava indicare una persona del posto, forse qualcuno che aveva vissuto a lungo nella zona. Per portare a compimento il suo piano, il soggetto aveva avuto bisogno di un posto isolato, dove nessuno potesse disturbarlo. E posti così, potevano conoscerli solo i locali.

L’Unità di analisi e decodificazione, della sezione tecnica dell’FBI, ci disse che la distorsione della voce era stata attuata mediante «un dispositivo per il controllo della velocità». Si era già provveduto a diramare in tutto il Paese richieste di assistenza per rintracciare produttori e distributori di tali congegni. Da parte nostra, concludemmo che il soggetto possedeva alcune nozioni di elettronica e che forse lavorava nel settore edilizio o della ristrutturazione.

Il giorno dopo, il killer chiamò di nuovo – questa volta la telefonata fu a carico del ricevente – e chiese di parlare con Dawn. Le disse che si sarebbe costituito la mattina seguente e che aveva spedito alla famiglia le foto scattate a Shari davanti alla cassetta della posta.

Con l’aria di commiserarsi profondamente, chiese che gli Smith lo perdonassero e pregassero per lui. Alluse anche a un possibile suicidio, sostenendo che «questa storia mi è scappata di mano, ma io volevo soltanto fare l’amore con Dawn. La osservavo da un paio di…».

«Con chi?» lo interruppe Dawn.

«Con… chiedo scusa, con Shari» si corresse l’uomo. «L’ho osservata per un paio di settimane e, uh, mi è sfuggita di mano.»

Quella fu la prima delle molte occasioni in cui l’assassino confuse le due sorelle… uno sbaglio comprensibile, dato che erano entrambe bionde, molto graziose, e si assomigliavano moltissimo. La foto di Dawn era apparsa sui giornali e in televisione, e qualunque fosse l’attrazione che l’assassino aveva provato per Shari, valeva probabilmente anche per la sorella maggiore. Ascoltando quelle registrazioni, era impossibile non sentirsi disgustati dall’atteggiamento sadico e di sconcertante autoindulgenza dell’uomo. Ma a quel punto, e per quanto cinico e calcolatore possa apparire, io sapevo che Dawn sarebbe stata la nostra esca.

Nella chiamata effettuata lo stesso giorno a Charlie Keyes, conduttore di un’emittente televisiva locale, l’assassino reiterò la sua intenzione di costituirsi e chiese a Keyes di fungere da «tramite». Gli promise anche un’intervista in esclusiva, ma Keyes si limitò ad ascoltarlo e, saggiamente, non gli garantì nulla.

L’uomo, dissi per telefono a Lewis McCarty, non aveva alcuna intenzione di costituirsi, né tanto meno di uccidersi. Con Dawn si era definito «un amico di famiglia», e la sua psicopatia era tale da indurlo a desiderare che gli Smith lo capissero e, addirittura, solidarizzassero con lui. Noi, tuttavia, non credevamo che li conoscesse; quella dichiarazione non era che un altro aspetto della fantasia in cui si vedeva amato da Shari. Narcisista estremo, maggiori reazioni avesse provocato negli Smith, più si sarebbe sentito a proprio agio. E avrebbe ucciso di nuovo, scegliendo una vittima molto simile a Shari, se fosse riuscito a trovarla, oppure a caso, se non avesse avuto fortuna. II filo conduttore delle sue azioni era uno solo: la ricerca di potere, di dominio e di controllo.

L’uomo telefonò di nuovo la sera del funerale di Shari e parlò con Dawn. Con impressionante sadismo, fece dire dall’operatore che a chiamare era la stessa Shari. Ancora una volta affermò di voler costituirsi, dopodiché si lanciò in un resoconto orrendamente banale e disinvolto della morte della giovane.

«Così, dalle due del mattino, quando ha capito che sarebbe morta, fino alle quattro e cinquantotto, abbiamo parlato un sacco e di tutto, ed è stata lei a scegliere il momento. Ha detto che era pronta ad andarsene, che Dio era pronto ad accettarla fra i suoi angeli.»

Disse di avere avuto rapporti sessuali con Shari, e di averle permesso di scegliere tra un’arma da fuoco, un’overdose e la morte per soffocamento. Lei, disse, aveva scelto quest’ultimo metodo e lui l’aveva soffocata chiudendole naso e bocca con del nastro adesivo.

«Perché hai dovuto ucciderla?» domandò Dawn fra le lacrime.

«Ho perso il controllo. Mi ero spaventato perché, ah, Dio solo lo sa, Dawn. Non so perché. Dio mi perdoni per quello che ho fatto. Spero di poter aggiustare tutto o, in caso contrario, che mi mandi all’inferno per sempre. Ma non andrò in prigione né sulla sedia elettrica.»

Dawn e sua madre lo supplicarono di non pensare al suicidio e affidarsi invece a Dio, ma noi restavamo persuasi che non avrebbe fatto né l’una né l’altra cosa.

Due settimane dopo il rapimento di Shari, Debra May Helmick venne rapita dal piazzale antistante il camper in cui viveva con i genitori, nella contea di Richland, a circa quaranta chilometri dall’abitazione degli Smith. Al momento del sequestro, il padre si trovava nel camper, a pochi metri di distanza. Un vicino disse di aver visto qualcuno scendere da un’auto, parlare con Debra, quindi afferrarla e costringerla a salire a bordo. Lui e il signor Helmick si buttarono all’inseguimento, ma persero l’auto quasi subito. Come Shari, Debra era bionda, graziosa e con gli occhi azzurri. A differenza di Shari, aveva solo nove anni.

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