Trasì il professore, un cinquantino serio serio in càmmisi bianco. Gli porse la mano.
«Signor Montalbano? Mi spiace, veramente, di doverle dire che suo padre è deceduto serenamente due ore fa».
«Grazie» disse Montalbano.
Il professore lo taliò, un poco strammato. Ma il commissario non stava ringraziando lui.
Nota dell’autore
Un critico, recensendo il mio Cane di terracotta, ha scritto che Vigàta, il paese geograficamente inesistente nel quale ambiento tutti i miei romanzi, è «il centro più inventato della Sicilia più tipica».
Cito queste parole a sostegno della necessità di dover dichiarare che nomi, luoghi, situazioni di questo libro sono inventati di sana pianta. Anche la targa automobilistica lo è.
Se la fantasia ha potuto coincidere con la realtà, la colpa è da addebitarsi, a mio parere, alla realtà.
Il romanzo è dedicato a Flem: storie così gli piacevano.