«Su. Emilio, deciditi» l'incoraggiò Ingrid.
E finalmente Montalbano s'addecise. Mentre la signora Cappuccino incartava il piatto, Ingrid sinni niscì con un'alzata d'ingegno.
«Emilio, guarda quant'è bella questa coppa! Non starebbe bene a casa nostra?».
Montalbano la fulminò con una taliata e disse qualichi cosa che non si capì.
«Dai, Emilio, compramela. Mi piace tanto!» insistette Ingrid con l'occhi sparluccicanti per lo sgherzo che gli stava facendo.
«La prende?» spiò la signora Cappuccino.
«Un'altra volta» fece risoluto il commissario.
Allora la signora Cappuccino si spostò alla cassa e principiò a battere lo scontrino. Montalbano tirò fora dalla sacchetta posteriore dei pantaloni il portafoglio, ma il portafoglio intoppò e lasciò cadere fora tutto il suo contenuto. Il commissario si calò a raccogliere soldi, carte, tessere varie. Doppo si susì e col piede avvicinò alla base del mobile che reggeva la cassa uno dei tre biglietti da visita che aveva lasciato apposta 'n terra. La messinscena era stata perfetta. Niscirono.
«Sei stato proprio cattivo, Emilio, a non comprarmi la coppa!» fece fingendosi di malumore Ingrid appena furono in macchina. E doppo, cangiando tono:
«Sono stata brava?».
«Bravissima».
«E del piatto che ne facciamo?».
«Te lo tieni».
«E credi di cavartela così? Stasera andiamo a cena.
Ti porto in un posto dove cucinano il pesce splendidamente» .
Non era il caso. Montalbano era certo che il tiatro che aviva fatto avrebbe dato risultati subitanei, meglio starsene in ufficio.
«Possiamo fare domani sera ?» .
«D'accordo» .
«Ah dottori dottori! si lamentiò Catarella appena Montalbano trasì in commissariato.
«Che fu?» .
«Tutto l'archivio mi passai, dottori. La vista mi persi, l'occhi mi fanno pupi pupi. Non c'è altrui che è assimigliante di simiglianza al morto natante. L'unico fu Errera. Dottori, non è possibile la possibilità che è propiamenti Errera?» .
«Catarè, ma se da Cosenza ci hanno detto che Errera è morto e sepolto!».
«Va beni, dottori, ma non è possibili che il morto addivintò vivendi e appresso morse nuovamenti addivintando natante?».
«Catarè, vuoi farmi viniri 'u duluri di testa?».
«Dottori, 'nzamai! Che minni fazzo di queste fotorafie?».
«Lasciamele qua sul tavolo. Poi le diamo a Fazio» .
Doppo un due orate di aspittatina a vacante gli principiò una botta di sonno irresistibile. Si fece largo tra le carte, appuiò le vrazza incrociate sulla scrivania, supra ci posò la testa e in un vidiri e svidiri si trovò ad drummisciuto. Tanto profondamente che quanno squillò il telefono e raprì l'occhi, per qualche secondo non s'accapacitò di dove s'attrovava.
«Pronti, dottori. C'è uno che voli parlare con lei di pirsona pirsonalmente».
«Chi è?».
«Chisto è il busisilli, dottori. I1 nomi suo di lui dice che non lo voli dire».
«Passamelo».
«Montalbano sono. Chi parla?».
«Commissario, lei oggi doppopranzo è venuto con una signora nel negozio di mia moglie».
«Io?!».
«Sissignore, lei».
«Scusi, mi vuol dire come si chiama?» .
«No».
«Beh, allora arrivederci».
E riattaccò. Era una mossa pericolosa, capace che Marzilla aveva esaurito tutto il suo coraggio e non avrebbe trovato la forza di una nova telefonata. Invece si vede che Marzilla era così saldamente agganciato all'amo che gli aveva lanciato il commissario da ritelefonare quasi subito.
«Commissario, mi scusi per poco fa. Ma lei cerchi di capirmi. È venuto nel negozio di mia moglie la quale l'ha riconosciuta subito. Però lei si era travestito e si faceva chiamare Emilio. Inoltre mia moglie ha ritrovato un suo biglietto da visita che le era caduto. Lei ammetterà che c'è da essere nervosi».
«Perché?».
«Perché è chiaro che lei sta indagando su qualcosa che mi riguarda».
«Se è per questo, può stare tranquillo. Le indagini preliminari sono concluse».
«Ha detto che posso stare tranquillo?».
«Certamente. Almeno per stanotte».
Sentì il respiro di Marzilla fermarsi di colpo.
«Che ... che viene a dire?».
«Che da domani passo alla seconda fase Quella operativa» .
«E ... e cioè?».
«Sa come vanno queste cose, no? Arresti, fermi, interrogatori, pm, giornalisti.. .».
«Ma io in questa storia non c'entro!».
«Quale storia, scusi?».
«Ma ... ma. .. ma... non so ... la storia che ... Ma allora perché è venuto nel negozio?».
«Ah, quello? Per accattare un regalo di nozze».
«Ma perché si faceva chiamare Emilio?».
«Alla signora che m'ha accompagnato piace chiamarmi così. Senta, Marzilla, è tardi. Me ne torno a casa a Marinella. Ci vediamo domani».
E riattaccò. Più carogna d'accussì? Ci scommetteva i cabasisi che al massimo dintra un'orata Marzilla avrebbe tuppiato alla porta. L'indirizzo se lo poteva procurare facilmente taliando l'elenco telefonico. Come aviva sospettato, nella storia capitata durante lo sbarco l'infirmeri ci stava calato fino al collo. Qualcuno doviva avergli ordinato di fare in modo che la fìmmina coi tre picciliddri venisse carricata sull'ambulanza e doppo la sciata sulla porta del pronto soccorso dello spitali. E lui aviva obbedito.
Si mise in machina e partì con tutti i finestrini aperti. Aviva bisogno di sintirisi sulla faccia bona, sana aria di mare notturno.
Un'orata appresso, come aviva lucidamente previsto, una machina si fermò nello spiazzo davanti alla porta, uno sportello sbattì, il campanello sonò. Andò a raprire.
Era un Marzilla diverso da quello che aviva visto nel parcheggio dello spitale. La varba longa, aviva un'ariata di malatizzo.
«Mi scusi se...».
«L'aspettavo. S'accomodi».
Montalbano aviva deciso di cangiare tattica e Marzilla parse strammato dall'accoglienza. Trasì incerto, e più che assittarsi, s'accasciò sulla seggia che il commissario gli offriva.
«Parlo io» disse Montalbano. «Accussì perdiamo meno tempo».
L'omo fece una sorta di gesto di rassegnazione.
«L'altra sera, al porto, lei sapeva già che un'extracomunitaria con tre bambini, sbarcando, avrebbe fatto finta di cadere facendosi male a una gamba. Il suo compito era quello di stare lì con l'ambulanza pronta cercando di non farsi incastrare per un altro servizio e quindi avvicinarsi, diagnosticare la frattura della gamba, prima dell'arrivo del medico, caricare la donna e i tre bambini e quindi partirsene alla volta di Montelusa.
È così? Risponda solo si o no».
Marzilla arriniscì a rispunniri solo doppo avere agliuttuto ed essersi passato la lingua sulle labbra.
«Sì».
«Bene. Arrivato all'ospedale di San Gregorio lei doveva lasciare la donna e i bambini sulla porta del pronto soccorso senza accompagnarli dentro. E così ha fatto. Ha avuto anche la fortuna di essere chiamato d'urgenza a Scroglitti, il che le ha fornito una buona ragione per il suo modo d'agire. Risponda».
«Sì».
«L'autista dell'ambulanza è suo complice?».
«Sì. Io gli passo cento euro a volta» .
«Quante volte l'ha fatto?» .
«Due volte».
«E tutt'e due le volte con gli adulti c'erano dei bambini?».
Marzilla agliuttì due o tre volte prima d'arrispunniri.
«Sì» .
«Durante questi viaggi dove sta seduto?».
«A seconda. Allato all'autista oppure dentro con quelli da portare».
«E nel viaggio che m'interessa dove stava?».
«Per un certo tratto davanti».
«E poi è passato darrè?».
Marzilla stava sudando, era in difficoltà.
«Sì».
«Perché?».
«Vorrei tanticchia d'acqua».
«No».
Marzilla lo taliò scantato.
«Se non vuole dirmelo lei, gliela dico io. Lei fu costretto a passare darrè pirchì uno dei picciliddri, quello di sei anni, il più granni, voliva scinniri a tutti i costi, voliva essiri lassato libero. È accussì?».
Marzilla fece 'nzinga di sì con la testa.
«Allora lei che ha fatto?».
L'infirmeri disse qualichi cosa a voce tanto vascia che il commissario, più che sintiri, intuì
«Un'iniezione? Sonnifero?».
«No. Calmante».
«E chi lo teneva il picciliddro?».
«Sua madre. O quello che era».
«E gli altri picciliddri?».
«Piangevano?» .
«Macari il picciliddro al quale lei faciva l'iniezione!».
«No, lui no».
«Che faceva?».
«Si muzzicava a sangue le labbra».
Montalbano si susì con lintizza, nelle gambe si sintiva tutto un furmiculìo.
«Mi guardi, per favore».
L'infirmeri isò la testa e lo taliò. Il primo pagnittuni sulla guancia mancina fu di tale violenza da fargli firriare quasi completamente la testa, il secunno lo pigliò appena tornò a voltarsi e gli scugnò il naso facendogli nesciri un fiotto di sangue. L'omo non tentò manco d'asciucarisi, lassò che il sangue gli macchiasse la cammisa e la giacchetta. Montalbano s'assittò nuovamente.
«Mi sta allordando il pavimento. In fondo a destra c'è il bagno. Vada a lavarsi. Di fronte c'è la cucina, apra il frigorifero, ci dev'essere del ghiaccio. Del resto lei, oltre che a essere un torturatore di picciliddri è , macari un infirmeri e sa quello che deve fare».
Durante tutto il tempo che l'omo armiggiò in bagno e in cucina, Montalbano si sforzò di non pinsari alla scena che Marzilla gli aviva appena contata, a tutto quell'inferno condensato nel piccolo spazio dell'ambulanza, allo scanto di quell'occhi sbarratati sulla violenza.. .
Ed era stato lui a pigliare per mano quella criatura e a portarla verso l'orrore. Non ce la faceva a perdonarsi, era inutile ripetersi che lui anzi aviva creduto di agire per il meglio... non doviva pinsarci, non doviva lassarsi sopraffare dalla raggia se voleva continuare l'interrogatorio. Marzilla tornò. Aviva fatto una specie di sacchetto per il ghiazzo col suo fazzoletto e lo reggeva sul naso con una mano, la testa leggermente piegata all'indietro. S'assittò davanti al commissario senza dire né ai né bai.
«E ora le dico perché si è scantato tanto quando io sono venuto al negozio. Tu.. .» .
Marzilla sussultò. I1 brusco passaggio dal lei al tu fu per lui come una pistolettata.
«. .. tu sei venuto a sapere che quel picciliddro, quello al quale avevi fatto l'iniezione, l'hanno dovuto abbattere come si fa con una vestia serbaggia. E così?».
«Sì» .
«E quindi ti sei scantato. Pirchì tu sei un delinquente da quattro soldi, un miserabile, una merda, ma non hai la forza di essere complice in un assassinio. Come l'hai saputo, e cioè che il picciliddro col quale ave vi avuto a che fare era lo stesso che hanno scrafazzato con l'automobile, me lo dici dopo. Ora parla tu. E ti risparmio tanticchia di sciato dicendoti che so che tu sei cummigliato dai debiti e che hai bisogno di soldi, e tanti, per pagare gli strozzini. Continua».
Marzilla attaccò a contare. I due pagnittuna del commissario dovivano averlo intronato, ma gli avivano macari calmato in parte l'agitazione, oramà quello che era fatto era fatto.
«Quando le banche non mi vollero più fare credito, per non perdere tutto, domandai in giro a chi mi potevo rivolgere per avere una mano d'aiuto. Mi fecero un nome e io ci andai. E così principiò una rovina peggio del fallimento. Quello i soldi me li prestò, ma a un interesse che persino mi vrigogno a dirglielo. Tirai avanti per un pezzo, e poi non ce la feci più. Allora questo signore, cosa che capitò un due mesi fa, mi fece una proposta».
«Dimmi il nome».
Marzilla scosse la testa che teneva ancora calata narrè.
«Mi scanto, commissario. È capace di fare ammazzare a mia e a mè mogliere».
«Va bene, vai avanti. Che proposta ti fece?» .
«Mi disse che aveva bisogno d'aiutare qualche famiglia di extracomunitari a riunirsi qua da noi. Si dava il caso che i mariti avevano trovato lavoro, ma dato che erano clandestini, non potevano far venire mogli e figli.
In cangio del mio aiuto, mi avrebbe abbuonato una parte dell'interesse».
«Una percentuale fissa?».
«No, commissario. Se ne doveva parlare di volta in volta».
«Come faceva ad avvertirti?».
«Mi telefonava il giorno avanti lo sbarco. Mi descriveva chi avrebbe fatto in modo di farsi caricare sull'ambulanza.
La prima volta tutto andò liscio, era un'anziana con due picciliddri. La seconda volta invece capitò quello che le dissi, che il picciliddro più grande s'arribellò».
Marzilla si fermò, tirò un sospiro funnuto.
«Mi deve credere, commissario. Non ci dormii. Avevo davanti agli occhi la scena, la fìmmina che lo teneva, io con la siringa, gli altri picciliddri che piangevano, e non arrinisciva a pigliare sonno. L'altra mattina andai a trovare questo signore, erano le dieci circa, per concordare la percentuale da abbuonare. E lui mi disse che stavolta non mi avrebbe scalato niente, l'affare era andato storto, la merce era avariata. Disse proprio così. E mi liquidò facendomi sapere che avrei potuto recuperare dato che c'era in vista un nuovo arrivo. Tornai a casa avvilito. Poi sentii al telegiornale che un picciliddro extracomunitario era stato ammazzato da un pirata della strada. E fu allora che capii che intendeva forse dire quel signore dicendo che la merce era avariata.
Poi arrivò lei nel negozio, e già prima all'ospedale aveva spiato... insomma, mi feci persuaso che dovevo a tutti i costi tirarmi fora».
Montalbano si susì, niscì sulla verandina. Il mare si sentiva appena, come il respiro di un picciliddro. Ci stette tanticchia e doppo tornò dintra, assittandosi.
«Senti. Tu il nome di questo, si fa per dire, signore, non vuoi farmelo conoscere...».
«Non è che non voglio, non posso!» gridò quasi l'infirmere.
«Va bene, stai calmo, non ti agitare, masannò ti nesce nuovamente il sangue dal naso. Facciamo un patto».
«Che patto?».
«Tu lo capisci che io posso mandarti in galera?».
«Sì».
«E sarebbe la tua rovina. Perdi il posto all'ospedale e tua mogliere si deve vendere il negozio».
«L'ho capito».
«Allora, se ti resta ancora tanticchia di ciriveddro in testa, tu devi fare solo una cosa. Avvertirmi subito appena quello ti telefona. E basta. A tutto il resto ci pensiamo noi».
«E a me mi tiene fuori?».
«Questo non posso garantirtelo. Ma posso limitare i danni. Hai la mia parola. E ora levati dai cabasisi».
«Grazie» fece Marzilla susendosi e avviandosi verso la porta con le gambe di ricotta.
«Non c'è di che» ricambiò Montalbano.
Non si corcò subito. Trovò una mezza bottiglia di whisky e se l'andò a scolare sulla verandina. E prima di dare un sorso, ogni volta alzava la bottiglia in aria. Un brindisi a un piccolo guerriero che aveva combattuto fino a quando aveva potuto, ma non ce l'aveva fatta.
Dieci