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作者:意- Andrea Camilleri 当前章节:16072 字 更新时间:2026-6-22 23:13

Matinata vintusa e fitusa, sole splapito e spisso cummigliato da veloci nuvolastre grigioscure: bastava e superchiava per mettere il carrico da undici all'umore già di per sé nìvuro del commissario. Andò in cucina, si priparò il cafè, se ne vippi una prima tazzina, si fumò una sigaretta, fece quello che doviva fare, s'infilò sotto la doccia, si tagliò la varba, si rivestì con l'istisso abito che portava da dù jorna. Prima di nesciri, tornò in cucina con l'intinzioni di pigliarisi un altro cafè, ma arriniscì a riempire solo mezza tazza pirchì l'altra mezza se la rovesciò supra i pantaloni. Improvvisamente la mano, di sua iniziativa, gli aviva fatto uno scarto. Un altro signali di vicchiaia prossima ventura? Santianno come a un plotone di turchi messi in fila, si spogliò lasciando il vestito supra una seggia perché Adelina glielo puliziasse e glielo stirasse. Dalle sacchette tirò fora tutte le cose che contenevano per trasferirle nel vestito che si sarebbe messo e con sorpresa scoprì nel mucchietto una busta chiusa. La taliò imparpagliato. Da dove spuntava? Doppo s'arricordò: era la littra che Catarella gli aveva consegnato dicendo che l'aviva portata il giornalista Ponzio Pilato. Il suo primo moto fu quel lo di ittarla nella munnizza, ma invece, vai a sapiri pirchì, decise di leggerla, tanto avrebbe potuto sempre non rispondere. L'occhi gli corsero alla firma: Sozio Melato, facilmente traducibile in Ponzio Pilato secondo il linguaggio catarellesco. Era brevissima, e questo costituiva già un punto a favore di chi l'aveva scritta.

Caro commissario Montalbano,

sono un giornalista che non appartiene stabilmente a nessuna grossa testata, ma che collabora e continua a collaborare a quotidiani e riviste.

Un free-lance, come si usa dire. Ho fatto delle inchieste abbastanza importanti sulla mafia del Brenta, sul contrabbando d'armi dai paesi dell'est e da qualche tempo, mi de dico a un particolare aspetto dell’immigrazione clandestina nell'Adriatico e nel Mediterraneo.

L'altra sera l'ho intravista sulla banchina del porto durante uno dei consueti arrivi di clandestini. La conosco di fama e ho pensato che forse ci sarebbe reciprocamente utile urlo scambio d'opinioni (non un'intervista, per carità: so che lei le detesta).

Le scrivo in calce il numero del mio cellulare.

Mi tratterrò nell'isola ancora due giorni.

Mi creda, suo Sozio Melato.

Il tono asciutto di quelle parole gli piacì. Decise che avrebbe chiamato il giornalista, sempre che quello fosse ancora nei paraggi, appena arrivato in ufficio. Andò a circarsi un altro vistito.

La prima cosa che fece, trasenno in commissariato, fu di chiamare Catarella alla prisenza di Mimì Augello.

«Catarella, stammi a sentire con attenzione estrema.

Deve telefonarmi un certo Marzilla. Appena telefona...».

«Scusasse, dottori» l'interruppe Catarella. «Comu disse che fa di nomu questo Marzilla? Cardilla?».

Montalbano si sentì rassicurato. Se Catarella ripigliava a ripetere i nomi a minchia, veniva a dire che la fine del mondo era ancora lontana.

«Ma, beata vergine Maria, perché deve chiamarsi Cardilla se tu stesso l'hai chiamato ora ora Marzilla?!».

«Davero?» fece esterrefatto Catarella. «Ma allura com'è che si chiama stu biniditto omo?».

Il commissario pigliò un foglio di carta, ci scrisse a caratteri cubitali con un pennarello rosso MARZILLA e lo pruì a Catarella.

«Leggi».

Catarella lo liggì giusto.

«Benissimo» fece Montalbano. «Questo foglietto l'impiccichi allato al centralino. Appena chiama, tu mi devi mettere in comunicazione con lui, sia che io mi trovi qua sia che mi trovi in Afganistan. D'accordo?».

«Sissi, dottori. Andasse tranquillo in Agfastan che io ci lo passo».

«Perché m'hai fatto assistere a questa scenetta d'avanspettacolo?» spiò Augello quanno Catarella sinni niscì.

«Perché tu, tre volte al matino e tre volte nel doppopranzo devi domandare a Catarella se ha telefonato Marzilla».

«Si può sapere chi è questo Marzilla?».

«Te lo dirò se sei stato bravo con papà e hai fatto i compiti».

Per tutto il resto della matinata, non capitò nenti di nenti. O almeno successero cose di normale amministrazione: una richiesta d'intervento per una violenta azzuffatina familiare che si trasformò in aggressione, da parte di tutta la famiglia di colpo ricompattata, contro Gallo e Galluzzo colpevoli di cercare di mettere pace; la denunzia del vicesindaco, giarno come un morto, che arriva trovato un coniglio scannato appiso alla porta di casa; la sparatoria da parte degli occupanti di una macchina in corsa, contro un tale fermo a un distributore di benzina il quale era rimasto illeso e quindi, risalito nella sua auto, si era velocemente dileguato nel nulla senza che il benzinaro avesse avuto il tempo di pigliare il numero di targa; la quasi quotidiana rapina a un supermercato. Il cellulare del giornalista Melato risultò pervicacemente astutato. Insomma: Montalbano se non si stuffò, picca ci mancò. Si ripagò alla trattoria «da Enzo».

Verso le quattro del doppopranzo si fece vivo Fazio per telefono. Chiamava col cellulare da Spigonella.

«Dottore? Ho qualche novità».

«Dimmi».

«Almeno due persone di qua credono di avere visto il morto che lei trovò, l'hanno riconosciuto nella fotografia coi baffi».

«Sanno come si chiama?».

«No».

«Abitava lì?».

«Non lo sanno».

«Sanno che ci faceva da quelle parti?».

«No».

«E che minchia sanno?».

Fazio preferì non rispondere direttamente.

«Dottore, non può venire qua? Così si rende conto di persona della situazione. Può fare o la litoranea. Che però è sempre traficata, o può passare da Montechiaro, pigliare la...».

«Questa strada la conosco».

La strada che aveva fatto quanno era andato a vidiri il posto dove era stato ammazzato il picciliddro. Telefonò a Ingrid con la quale doveva andare a cena. La svidisa si scusò immediatamente: non potevano vedersi perché suo marito aveva, a sua insaputa, invitato degli amici e lei avrebbe dovuto perciò recitare la parte della padrona di casa. Si misero d'accordo che lei sarebbe passata dal commissariato verso le otto e mezzo della sira appresso. Se lui non c'era, lei avrebbe aspittato.

Riprovò col giornalista e stavolta Sozio Melato arrispunnì.

«Commissario! Pensavo non mi avrebbe più chiamato!».

«Senta, possiamo vederci?».

«Quando?» .

«Anche subito, se vuole».

«Mi verrebbe difficile. Son dovuto correre a Trieste, ho passato l'intera giornata tra aeroporti e aerei in ritardo. Fortunatamente, mamma non stava così male quanto mia sorella aveva voluto farmi credere».

«Mi fa piacere. Allora?» .

«Facciamo così. Se tutto va bene, spero domattina di prendere un aereo per Roma e poi proseguire. Le farò sapere».

Passata Montechiaro e pigliala la strata per Spigonella, a un certo momento si venne a trovare davanti al bivio per Tricase. Esitò un attimo, poi s'addecise: al massimo avrebbe perso una decina di minuti. Passò la curva: il viddrano non era a travagliare nel suo campo, manco l'abbaiare di un cane rompeva il silenzio. Alla base della montagnola di pirciale, il mazzetto di sciuri di campo era già appassito.

Dovette impiegare tutta la sua scarsa abilità per fare marcia indietro su quella terremotata ex trazzera e ritornare verso Spigonella. Fazio l'aspittava addritta allato alla sò machina, ferma davanti a una villetta bianca e rossa, a due piani, evidentemente disabitata. Il rumore del mare agitato arrivava forte.

«Da questa villetta comincia Spigonella» disse Fazio.

«E meglio che lei venga in macchina con me».

Montalbano acchianò e Fazio, mettendo in moto, principiò a fargli da guida.

«Spigonella sta su un altipiano roccioso, per arrivare al mare bisogna salire e scendere gradini scavati nella pietra, una cosa che d'estate deve far venire l'infarto. Il mare lo si può raggiungere macari con la macchina, ma bisogna fare la strada che lei ha fatto, deviare verso Tricase e da lì tornare verso qua. Mi spiegai ?».

«Sì» .

«Tricase invece è proprio a ripa di mare, m a è abitata diverso».

«In che senso ?» .

«Nel senso che qua, a Spigonella, si sono fatta la villa gente che ha i soldi, avvocati, medici, commercianti, mentre a Tricase ci sono casuzze una appresso al l'altra, tutte abitate da gente minuta» .

«Ma tanto le ville quanto le casuzze sono tutte abusive, no ?» .

«Certamente, dottore. Volevo solo dire che qua ogni villa è a parte, non lo vede lei stesso? Muri altissimi di recinzione, cancellate che hanno darrè piante fitte.. . Difficile vidiri da fora quello che succede dintra. Mentre a Tricase le casuzze si danno cunfidenza, pare che parlano tra loro».

«Sei diventato poeta?» , spiò Montalbano.

Fazio arrussicò.

«Ogni tanto mi capita» confessò.

Ora erano arrivati d'orlo dell'altipiano. Scinnero dalla machina. Sotto lo sbalanco, il mare diventava bianco di spuma sbattendo contro un gruppo di scogli, tanticchia più in là aveva completamente invaso una spiaggetta. Era una riva insolita, alternava tratti irti di scogli ad altri piatti di sabbia. Una villa solitaria era stata costruita proprio in pizzo in pizzo a un piccolo promontorio. Il suo grandissimo terrazzo stava addirittura come sospeso sul mare. I1 tratto di costa sottostante era un ammasso di alti scogli, quasi dei faraglioni, ma era stato, come sempre abusivamente, recintato per ricavarne uno spazio privato. Non c'era altro da vedere. Si rimisero in macchina.

«Ora la porto a parlare con uno che.. .».

«No» disse il commissario. «E inutile, mi conti tu quello che ti hanno detto. Torniamo indietro».

Durante tutto il tragitto d'andata e durante tutto il tragitto di ritorno, non incontrarono un'automobile qualisisiasi. E manco ce n'erano parcheggiate. Davanti a una villa decisamente lussuosa, assittato su una seggia di paglia, c'era un omo che fumava un sicarro.

«Questo signore» fece Fazio «è uno dei due che hanno detto d'avere visto l'omo della foto. Fa il guardiano. Mi contò che un tre mesi fa, mentre sinni stava assittato accussì com'era ora, vitti arrivari dalla mano manca un'automobile che marciava a sussulti. L'auto si fermò proprio davanti a lui e scinnì un omo, l'istisso della foto. Era restato in panne di benzina. Allora il guardiano si offrì di andargliene a prendere una tanica dal distributore che c'è sotto Montechiaro. Quando tornò, quel l'uomo gli dette cento euro di mancia»

«Quindi non ha visto da dove veniva».

«No. E non l'aveva mai incontrato prima. Al secondo uomo che l'ha riconosciuto ho potuto parlare di prescia.

Fa il pescatore. Aviva una cesta di pisci da andare a vendere a Montechiaro. Mi ha detto di avere visto l'omo della fotografia un tri-quattro misi passati, sulla spiaggia»

«Tre o quattro mesi fa? Ma eravamo in pieno inverno!

Che ci faceva quello?».

«È la stessa cosa che si spiò il pescatore. Aveva appena tirato la barca a riva quanno vitti, supra allo scoglio vicino, l'omo della fotografia».

«Supra uno scoglio?».

«Sissignore. Uno scoglio di quelli che stanno sotto alla villa col grande terrazzo».

«E che faceva?».

«Nenti. Taliava il mare e parlava a un telefonino.

Il piscatore vitti bene l'omo pirchè quello, a un certo punto, si voltò a taliarlo. Ebbe l'imprissione che l'omo sullo scoglio gli stava dicendo qualichi cosa con l'occhi».

«E cioè?».

«Levati subito dai cabasisi. Che faccio?».

«Non ho capito. Che devi fare?».

«Continuo a circari o mi fermo?».

«Bah, mi pare inutile farti perdere altro tempo. Torna a Vigàta» .

Fazio sospirò sollevato. Quella ricerca gli era andata di traverso fin dal primo momento.

«E lei non viene?».

«Io ti vengo appresso, ma mi devo fermare tanticchia a Montechiaro».

Era una pura e semplici farfantaria, non aveva nenti da andare a fare a Montechiaro. Infatti per un pezzo seguì la macchina di Fazio, doppo, quanno la perse di vista, fece una curva a U e tornò narrè. Spigonella l'aviva 'mprissionato. Possibile che in tutto quell'agglomerato, macari se si era fora tempo, non c'era altra anima criata all'infora del guardiano che fumava il sicarro? Non aviva visto manco un cane opuro un gatto reso sarbaggisco dalla solitudine. Era il loco ideale per chi voliva venire a farsi i commodi sò, come portarsi ammucciuni una fimmina, organizzare una bisca, un'orgetta, una sniffata colossale. Bastava fare accura a inserrare le finestre con le persiane in modo che da fora non trapelasse manco un filo di luce e nisciuno sarebbe stato capace di capire quello che stava succedendo dintra. Ogni villa aviva tanto spazio torno torno che sicuramente le machine potevano trasire e stare tutte all'interno della cancellata o del muro. Una volta chiuso il cancello era come se quelle machine non fossero mai arrivate. Mentre firriava con l'auto, gli venne un pinsèro improvviso. Frenò, scinnì, si mise a passiare assorto, ogni tanto dava piccoli cavuci a certe petruzze bianche che si trovavano sulla strata.

La lunga fuitina del picciliddro, iniziata sulla banchina del porto di Vigàta, era finita nelle vicinanze di Spigonella. E quasi certamente lontano da Spigonella stava scappando quanno era stato scrafazzato dall'automobile.

Il morto senza nome, che lui aviva attrovato natanno, a Spigonella era stato visto. E molto probabilmente a Spigonella era stato ammazzato. I due fatti pareva che caminavano paralleli e invece non doviva essere accussì. E gli tornò a mente la celebre espressione di un uomo politico assassinato dalle BR , quella delle «convergenze parallele». Allora il punto ultimo della convergenza era proprio il paisi fantasima di Spigonella? E perché no?

Ma da dove cominciare? Cercare di sapere i nomi dei proprietari delle ville? L'impresa gli parse di subito impossibile. Essendo quelle costruzioni tutte rigorosamente abusive era inutile andare al catasto o al municipio. Scoraggiato, s'appuiò a un palo della luce. Appena toccò con le spalle il ligno del palo, se ne scostò come se avesse pigliato la scossa. La luce, certo! Tutte le ville dovevano essere dotate di energia elettrica e quindi i proprietari avevano fatto richiesta firmata di allacciamento! Fu un entusiasmo di breve durata. Prevedeva la risposta della società: le bollette relative a Spigonella, non esistendo a Spigonella vie con nome e numero civico e non esistendo in definitiva nemmeno Spigonella, venivano inviate agli indirizzi abituali dei proprietari. La cernita di questi proprietari sarebbe stata operazione certamente longa e difficoltosa.

E se Montalbano si fosse spinto a spiare quanto longa, la risposta sarebbe stata d'una vaghezza quasi poetica. E provare con la società dei telefoni?

Ma via!

A parte che la risposta della società dei telefoni avrebbe avuto molti punti di contatto con quella data dalla società dell'energia elettrica, come la metteva con i telefonini? E del resto uno dei testimoni, il piscatori, non aviva riferito che il morto anonimo quanno lui lo vitti stava proprio a parlare con un cellulare? Nenti, dove si voltava voltava, sbattiva contro a un muro. Gli venne di fari una pinsata. Acchianò in machina, mise in moto e partì. Non gli fu facile trovari la strata, due o tre volte passò e ripassò davanti alla stessa villa, doppo, finalmente, in lontananza vitti quello che circava. Il guardiano stava sempre assittato supra la stessa seggia di paglia, il sicarro astutato in bocca. Montalbano fermò, scinnì, gli si avvicinò.

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