饭饭TXT > 海外名作 > 《Il giro di boa》作者:[意] Andrea Camilleri【完结】 > Il giro di boa - Andrea Camilleri.txt

第 14 页

作者:意- Andrea Camilleri 当前章节:15922 字 更新时间:2026-6-22 23:13

«Buongiorno».

«Se a vossia ci pari bono... Bongiorno».

«Sono un commissario di polizia».

«L'accapii. Vossia passò con l'altro poliziotto, quello che mi fici vidiri la fotografia».

Occhio fino, il signor guardiano.

«Le volevo domandare una cosa».

«Facissi».

«Se ne vedono extracomunitari da queste parti?».

Il guardiano lo taliò ammammaloccuto.

«Extracomunitari? Signore mio, qua non si vidino né comunitari né extra. Qua si vidino solo quelli che ci abitano quanno che vengono. Extracomunitari! Bah!».

«Scusi, perché le pare tanto assurdo?».

«Pirchì qua, signore mio, ogni dù ore passa la machina della vigilanza privata. E quelli, se vidissero un extracomunitario, a forza di cavuci 'n culu lo rispedirebbero al paìsi sò!».

«E come mai oggi questi vigilanti non si vedono?».

«Pirchì oggi fanno mezza jornata di sciopiro».

«Grazie» .

«No, grazie a lei ca mi fici passari tanticchia di tempo».

Si rimise in machina e ripartì. Ma arrivato all'altizza della villetta bianca e rossa davanti alla quale si era incontralo con Fazio, tornò narrè. Sapiva che non c'era nenti da scoprire, ma non arrinisciva ad allontanarsi da quel posto. Tornò a fermarsi sull'orlo dello sbalanco. Stava scurando. In controluce, la villa dal terrazzo grandissimo era spettrale. A malgrado delle costruzioni lussuose, degli alberi curatissimi che sormontavano le recinzioni, di tutto il verde che c'era in ogni parte, Spigonella era una terra disolata, tanto per citare Eliot. Certo, tutti i paìsi di mare, soprattutto quelli che campano di villeggianti, fora stascione parino morti. Ma Spigonella doviva essere già morta al momento di nasciri. Nel suo principio c'era la sua fine, tanto per storpiare ancora Eliot. Stavolta, riacchianando in machina, se ne tornò davero a Vigàta.

«Cataré, si fece vivo Marzilla?».

«Nonsi, dottori. Lui non tilifonò, tilifonò inveci Ponzio Pilato» .

«Che disse?».

«Disse che domani non ci la fa a pigliare l'arioplano, ma doppodomani sì epperciò doppopranzo di doppodomani veni qua».

Trasì nel suo ufficio e manco s'assittò. Fece subito una telefonata. Voleva controllare se era possibile fare una cosa che gli era passata per la testa poco prima, mentre stava parcheggiando nel commissariato.

Signora Albanese? Buonasera, come sta? Il commissario Montalbano sono. Mi sa dire a che ora rientra col peschereccio suo marito? Ah, oggi non è uscito. È a casa? Me lo può passare? Ciccio, come mai sei a casa? Una botta d'influenza? E ora come stai? Passato tutto? Bene, sono contento. Senti, ti volevo spiare una cosa ... Come dici? Perché non vengo da voi a cena così ne parliamo di persona? Veramente non vorrei approfittare, portare fastidio alla tua signora.. . Che hai detto? Pasta cu 'a ricotta frisca? E per secondo fragaglia? Tra una mezzorata al massimo sono da voi».

Per tutta la durata della cena non arriniscì a parlare. Ogni tanto Ciccio Albanese si azzardava a spiare:

«Che mi voleva domandare, commissario?».

Ma Montalbano manco gli arrispunniva, roteava l'indice della mano mancina in quel gesto che viene a significare «dopo, dopo». Pirchì o aveva la vucca china o non la voleva raprire nello scanto che l'aria, trasendogli dintra, gli portasse via il sapore gelosamente custodito tra lingua e palato.

Quanno arrivò il cafè, si decise a parlare di quello che voleva, ma solo doppo essersi complimentato con la mogliere di Albanese per la sò cucina.

«Avevi ragione tu, Ciccio. Il morto è stato visto un tre mesi fa a Spigonella. Le cose devono essere andate come dicevi: l'hanno ammazzato e poi gettato in acqua a Spigonella o nei paraggi. Sei proprio bravo come dicono tutti» .

Ciccio Albanese incassò l'elogio senza fare un biz, come cosa dovuta.

«E in che la possa serbire ancora ?» si limitò a spiare.

Montalbano glielo disse. Albanese stette a pinsarci supra tanticchia, doppo s'arrivolse alla mogliere.

«Lo sai se Tanino è a Montelusa o a Palermo?».

«Stamatina mè soro mi disse che era ccà».

Prima di telefonare a Montelusa, Albanese si sentì in dovere di spiegare.

«Tanino è figlio di una soro di mè mogliere. Studia liggi a Palermo. Sò patre ha una casuzza a Tricase e Tanino ci va spisso. Ha un gommone e gli piaci fari il sub».

La telefonata non durò più di cinco minuti.

«Dumani a matina alle otto Tanino l'aspetta. E ora ci spiego comu ci si arriva».

«Fazio? Scusami se ti disturbo a quest'ora. Mi pare di avere visto, l'altro giorno, uno dei nostri con una piccola telecamera che...».

«Sissi, dottore. Era Sorrisi. Se l'era appena accattata, gliela aveva venduta Torretta».

E figurati! Torretta doveva avere traslocato il bazar di Zanzibar allocandolo nel commissariato di Vigàta!

«Mandami Torrisi subito a Marinella, con la telecamera e tutto quello che serve a farla funzionare».

Undici

Quanno raprì la persiana, gli venne 'u cori. La matinata s'appresentava felice d'essere quella che era, viva di luce e colori. Sotto la doccia Montalbano si provò persino a cantare, come faciva di rado, ma essendo tanticchia stonato, si limitò a murmuriare il motivo. Non era in ritardo, ma s'addunò che faciva le cose di prescia, era impaziente di lasciare Marinella per Tricase. Tant'è vero che in machina, a un certo momento, si rese conto che stava troppo veloce. Al bivio Spigonella-Tricase girò a mancina e doppo la solita curva si trovò all'altizza della montagnola di pirciale. Il mazzetto di sciuri non c'era più, un operaio, con una pala, riempiva di pirciale una carriola. Tanticchia più avanti, altri due operai travagliavano alla strata. Tutto sparito di quel minimo che ricordava la morte e la vita del picciliddro, a quest'ora il corpicino doviva essere stato seppelluto, anonimo, nel cimitero di Montechiaro. Arrivato a Tricase seguì attentamente quello che gli aviva detto Ciccio Albanese e, quasi sulla riva, si venne a trovare davanti a una casuzza gialla. Sulla porta c'era un picciotto vintino, in pantaloncini e pedi nudi, dall'ariata simpatica. Un gommone si dondolava poco distante. Si strinsero le mano Tanino taliò con una certa curiosità il commissario il quale solo in quel momento si rese conto d'essere parato come un vero turista: infatti, oltre alla telecamera che teneva in mano, portava a tracolla macari un binocolo.

«Possiamo andare?» fece il picciotto.

«Certo. Ma prima vorrei spogliarmi».

«Si accomodi».

Trasì nella casuzza e niscì in costume da bagno. Tanino chiuì a chiave la porta e acchianarono sul gommone. Solo allura il picciotto spiò:

«Dove dobbiamo andare?».

«Tuo zio non ti ha spiegato?».

«Mio zio mi ha solo detto di mettermi a disposizione».

«Voglio fare delle riprese della costa di Spigonella

Però non dobbiamo farci notare»

«Commissario, e chi ci deve notare? A Spigonella ora come ora non c'è anima viva!»

«Tu fai come ti dico».

Doppo manco una mezzorata che correvano, Tanino Rallentò.

«Quelle laggiù sono le prime ville di Spigonella. Le va bene questa velocità?».

«Benissimo».

«Mi avvicino di più?».

«No».

Montalbano pigliò in mano la telecamera e, con orrore, si fece pirsuaso che non sapiva come usarla. Le istruzioni che la sira avanti gli aviva dato Torrisi erano come una pappetta informe nel suo ciriveddro.

«Matre santa! Tutto mi scordai! gemette.

«Vuole che faccia io? A casa ne ho una eguale, so come usarla» .

Cangiarono di posto, il commissario si mise al timone. Con una mano lo reggeva e con l'altra teneva il binocolo davanti all'occhi.

«E qua finisce Spigonella» disse a un certo momento Tanino voltandosi a taliare il commissario.

Montalbano non arrispunnì, pariva perso darrè un pinsèro.

Il binocolo gli pinnuliava sul petto.

«Commissario ?».

«Eh?».

«Ora che facciamo?».

«Torniamo indietro. Se possibile, un poco più vicini e meno veloci».

«È possibile» .

«Un'altra cosa: quando siamo all'altezza della villa con la terrazza grande, puoi zumare su quella specie di faraglioni che ci sono sotto?».

Rifecero la passiata, si lasciarono Spigonella alle spalle.

«E ora?».

«Sei sicuro che le riprese sono venute bene?» .

«La mano sul foco».

«Bene, allora torniamo. Lo sai a chi appartiene la villa col terrazzo?».

«Sissi. Se la fece fabbricare un americano, io dovevo ancora nascere».

«Un americano?!».

«Mi spiego meglio, un figlio di emigranti di Montechiaro.

Lui ci è venuto qualche volta ai primi tempi, almeno così mi hanno detto. Poi non si è più visto. Correva voce che è stato arrestato» .

«Da noi?».

«Nonsi, in America. Per contrabbando» .

«Droga ?».

«E sigarette. Dicono che c'è stato un periodo che l'americano, da qua, dirigeva tutto il traffico nel Mediterraneo».

«Tu l'hai vista da vicino la scogliera che c'è davanti?».

«Commissario, qua ognuno si fa i fatti sò».

«La villa è stata abitata di recente?».

«Di recente, no. L'anno scorso, sì».

«Quindi l'affittano ?» .

«Evidentemente».

«Se ne occupa un'agenzia ?» .

«Commissario, non ne so niente. Se vuole, posso informarmi».

«No, ti ringrazio, ti sei già disturbato abbastanza» .

Arrivò sulla piazza di Montechiaro che il ralogio comunale batteva le undici e mezza. Fermò, scinnì e si avviò verso una porta a vetri sormontata dalla scritta «AGENZIA IMMOBILIARE». Dintra c'era solo una picciotteddra graziusa e gentile.

«No, dell'affitto di questa villa di cui lei parla non ci occupiamo noi».

«Sa chi se ne occupa?».

«No. Ma, vede, è difficile che i proprietari di queste ville di lusso, almeno dalle nostre parti, si rivolgano alle agenzie».

«E come fanno, allora?» .

«Ma sa, è tutta gente ricca, si conoscono tra di loro.. . fanno circolare la voce nel loro ambiente.. .».

«Macari i delinquenti fanno circolare la voce nel loro ambiente» pinsò il commissario.

Intanto la picciotta lo taliava e taliava il binocolo, la telecamera.

«Lei è un turista?».

«Come l'ha indovinato?» fece Montalbano.

La passiata marina gli aviva fatto smorcare un pititto irresistibile, se lo sentiva tracimare dintra come un fiume in piena. Dirigere sulla trattoria «da Enzo» avrebbe significato andare a colpo sicuro, invece doveva correre il rischio di raprire il frigorifero o il forno di Marinella perché aviva necessità di vedere subitu il materiale girato. Appena a casa, si precipitò a scoprire con una certa emozione quello che l'estro di Adelina gli aviva priparato dintra al forno trovò un inatteso, quanto agognato, coniglio alla cacciatora. Mentre lo faciva quadiare, s'attaccò al telefono.

«Torrisi? Montalbano sono».

«Andò tutto bene, dottore?».

«Mi pare di sì. Puoi fare un salto da me tra un’orata?».

Quando uno mangia da solo si lascia andare a fare cose che mai s'azzarderebbe in compagnia. Qualcuno si mette a tavola in mutande, qualche altro sbafa corcato o assistimato davanti al televisore. Spisso e volentieri, il commissario mangiava con le mano . E accussì fece col coniglio alla cacciatora. Doppo dovette stare mezzora con le mano sotto il cannolo nel tentativo di puliziarle dal grasso e dall'untume. Sonarono alla porta. Andò a raprire, era Torrisi.

«Fammi vedere quello che è stato registrato» .

«Commissario, si fa così, guardi. Si leva la scat e si.. .».

Parlando, eseguiva e Montalbano manco lo sentiva. Per queste cose era completamente negato. Sul televisore apparsero le prime immagini che Tanino aveva girato.

«Commissario» fece ammirativo Sorrisi «ma lo sa che sono immagini veramente belle? Lei è proprio bravo! Le è bastata una sola lezione teorica aieri sera e.. .».

«Beh» fece modesto Montalbano «non è stato difficile.. .».

Gli scogli sottostanti alla villa, nella ripresa fatta all'andata,apparivano disposti come i denti inferiori di una bocca, ma irregolari, uno più avanti e l'altro più indietro, uno più basso e uno più alto, uno messo di traverso e uno posizionato più regolarmente. Gli stessi scogli, ripresi durante il ritorno e con lo zoom, rivelavano la mancanza di un dente, un varco non molto largo certo, ma bastevole perché ci potesse passare un gommone o un piccolo motoscafo.

«Stoppa qui».

Montalbano studiò attentamente l'immagine. C'era qualichi cosa che non lo persuadeva in quel varco, era come se l'acqua del mare, al momento di trasire in quell'accesso, avesse un momento di esitazione. Pareva, a tratti, che volesse tornare narrè.

«Puoi ingrandire ?».

«No, dottore».

Ora che Tanino non zumava più, si vedeva la ripidissima scala scavata nella roccia che dalla villa portava al porticciolo naturale formato dagli scogli.

«Torna indietro, per favore».

E stavolta vitti che un'alta rete metallica, saldata a pali di ferro infissi negli scogli, impediva a chiunque d'arrampicarsi sino a poter vedere quello che succedeva all'interno del porticciolo. E dunque non solo la villa era abusiva, ma abusivamente il litorale era stato interrotto: impossibile percorrerlo a piedi per tutta la sua lunghezza macari arrampicandosi sopra gli scogli, a un certo punto ci si trovava davanti a un insormontabile sbarramento di reti metalliche. E macari questa seconda volta non arriniscì a capire pirchì il mare si comportasse in quel modo strammo davanti al dente mancante.

«Va bene, grazie Torrisi. Puoi riprenderti la telecamera».

«Dottore» fece l'agente «un modo d'ingrandire l'immagine che la interessa ci sarebbe. Io piglio il fotogramma, lo stampo, lo passo a Catarella che col computer...».

«Va bene, va bene, fai tu» tagliò Montalbano.

«E ancora complimenti per le belle riprese» fece Sorrisi niscenno.

«Grazie» disse il commissario.

E, da faccia stagnata come sapiva essiri in certe occasioni, Montalbano l'usurpatore manco arrussicò.

«Catarè, si è fatto vivo Marzilla?» .

«Nonsi, dottori. Ah, ci voliva diri che stamatina arrivò una littra di posta priora per vossia pirsonalmenti».

La busta era comunissima, senza intestazioni. Il commissario la raprì e ne tirò fora un ritaglio di giornale. Taliò meglio dintra la busta, ma non c'era nient'altro. Si trattava di un breve articolo datato Cosenza, 11 marzo. Il titolo era «RITROVATO IL CORPO DEL LATITANTE ERRERA». E proseguiva:

Ieri, verso le sei del mattino, un pastore, tale Antonio Jacopino, che portava il suo gregge al pascolo, nell'attraversare la strada ferrata nei pressi di Paganello, scopriva con orrore resti umani disseminati lungo le rotaie. Dai primi rilievi della Polizia prontamente accorsa risultava evidente trattarsi di una disgrazia: l'uomo doveva essere scivolato dalla scarpata, resa viscida dalle recenti piogge, mentre sopraggiungeva il rapido delle 23 diretto a Cosenza. I macchinisti, interrogati, hanno dichiarato di non essersi accorti di niente. È stato possibile identificare la vittima dell'incidente Attraverso i documenti che erano nel portafoglio e un anello matrimoniale. Si tratta di Ernesto Errera, già condannato dal Tribunale di Cosenza per rapina a mano armata e da qualche tempo datosi alla latitanza. Le ultime voci circolanti sul suo conto lo davano operante a Brindisi perché da qualche tempo aveva cominciato a interessarsi d'immigrazione clandestina in stretto contatto con la malavita albanese.

目录
设置
设置
阅读主题
字体风格
雅黑 宋体 楷书 卡通
字体大小
适中 偏大 超大
保存设置
恢复默认
手机
手机阅读
扫码获取链接,使用浏览器打开
书架同步,随时随地,手机阅读
首 页 < 上一章 章节列表 下一章 > 尾 页