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作者:意- Andrea Camilleri 当前章节:15455 字 更新时间:2026-6-22 23:13

«Di sera tardi, sì».

«Non andavate, che so, a un ristorante?» .

«No. Fuori dalla villa di Spigonella non ci siamo mai incontrati. Pareva non volesse farsi vedere in giro, né con me né senza di me. E questa era un'altra cosa che mi turbava».

«Vai avanti».

«Dunque, lo chiamai per dirgli che sarei andata da lui quella sera. Ma lui mi rispose che proprio non potevamo vederci. Era arrivata una persona con la qua le doveva parlare. Questo era già capitato due volte.

Stabilimmo di vederci la sera dopo. Senonché io la sera dopo non ci andai. Di mia volontà».

«Ingrid, sinceramente non riesco a capire perché tu, di punto in bianco...».

«Salvo, provo a spiegarmi. Io arrivavo con la mia macchina. Trovavo il primo cancello aperto. Facevo la stradina privata che portava alla villa. Anche il secondo cancello era aperto. Mettevo la macchina in garage mentre Ninì, al buio, andava a chiudere i cancelli. Salivamo insieme la scala...».

«Quale scala?».

«La villa ha un piano terra e un primo piano, no? Al primo piano, che era quello affittato da Ninì, si poteva salire da una scala esterna laterale».

«Fammi capire. Non aveva affittato tutta la villa?».

«No, solo il primo piano».

«E non c'era comunicazione tra il primo piano e il piano terra?».

«Sì. C'era, almeno così mi disse Ninì, una porta che dava su una scala interna. Ma le chiavi di quella porta ce l'aveva il padrone di casa».

«Quindi tu della villa conosci solo il primo piano?».

«Esattamente. Ti dicevo: salivamo la scala e andavamo direttamente in camera da letto. Ninì era un maniaco: ogni volta che accendevamo la luce in una camera si assicurava che non trapelasse all'esterno. Non solo le imposte erano chiuse, ma davanti a ogni finestra c'era una tenda pesante».

«Vai avanti».

«Ci spogliavamo e cominciavamo a fare l'amore. A lungo».

Zaaaaaaac. Non fu più pungicatura, ma coltellata vera e propria.

«Quella volta che non potei incontrarmi con lui, chissà perché cominciai a riflettere su quella storia. La prima cosa che notai fu che non mi era mai venuta voglia di dormire, di passare una notte con Ninì. Fumando la rituale sigaretta del dopo, io guardavo il soffitto, lui pure. Non parlavamo, non avevamo niente da dirci.

Quelle sbarre alle finestre.. .».

«Ci sono le sbarre?».

«In tutte le finestre. Anche in quelle al piano terra. Quelle sbarre, che vedevo senza vederle al di là delle tende, mi davano la sensazione di essere in una specie di carcere.. . certe volte lui si alzava e andava a parlare alla radio...».

«Ma che dici? ! Quale radio?».

«Era un radioamatore, così mi disse. Mi spiegò che la radio gli teneva molta compagnia quando navigava e che da allora... Aveva una grossa attrezzatura in salone».

«Hai sentito quello che diceva?».

«Si, ma non capivo... Parlava spesso in arabo o una lingua simile. Io dopo un poco mi rivestivo e me ne andavo.

Allora quel giorno ho cominciato a farmi delle domande e ho concluso che era una storia senza senso o che comunque era durata anche troppo. E non sono andata a trovarlo» .

«Lui aveva il numero del tuo cellulare ?».

«Sì».

«Ti telefonava?».

«Certo. Per avvertirmi di ritardare il mio arrivo o di anticiparlo».

«E non ti sei meravigliata del fatto che non ti abbia cercata dopo che non ti eri fatta vedere all'appuntamento?» .

«Se devo essere sincera, sì. Ma dato che lui non mi telefonò, pensai che era meglio così».

«Senti, cerca di ricordare bene. Mentre stavi con lui, non hai mai sentito dei rumori nel resto della casa?» .

«Che significa il resto della casa? Vuoi dire nelle altre stanze?».

«No, volevo dire il pianterreno».

«Che genere di rumori?».

«Mah, voci, suoni.. . una macchina in arrivo.. .».

«No. Il piano di sotto era disabitato».

«Gli telefonavano spesso?».

«Quando stavamo assieme, spegneva i cellulari»

«Quanti ne aveva?».

«Due. Uno era satellitare. Quando li riaccendeva, veniva chiamato quasi immediatamente» .

«Parlava sempre in arabo o quello che era?».

«No, qualche volta in italiano. Ma in questo caso se ne andava in un'altra stanza. Del resto non è che a me importasse molto sapere quello che diceva».

«E che spiegazioni ti dava?» .

«Di che?».

«Di tutte quelle telefonate».

«Perché avrebbe dovuto darmi spiegazioni ?».

E macari questo era vero.

«Sai se aveva amici da queste parti?».

«Mai visti. Non credo. Non avere amicizie gli tornava comodo».

«Perché?».

«Una delle rare volte nelle quali mi parlò di sé, mi raccontò che nell'ultimo viaggio che aveva fatto la sua petroliera aveva provocato un grosso danno ecologico. C'era una causa in corso, la società armatrice l'aveva consigliato di sparire per un po'. E questo spiegava tutto, il suo starsene sempre a casa, la villa solitaria, eccetera».

Macari se prendiamo per vero tutto quello che ha contato a Ingrid - rifletté il commissario - non si riesce a capire perché Lococo-Errera abbia fatto la fine che ha fatto. Vogliamo pensare che il suo armatore, per non farlo testimoniare, abbia ordinato d'ammazzarlo? Ma via!

Losche ragioni per quell'omicidio certamente esistevano, e la descrizione che Ingrid faceva di quell'omo non era quella di una pirsona che non ha nenti da ammucciare, ma le ragioni erano da cercare da altre parti.

«Credo di essermi meritata un po' di whisky, signor commissario» disse a questo punto Ingrid.

Montalbano si susì, andò a raprire l'armadietto. Fortunatamente Adelina aviva pinsato a fare rifornimento, c'era una bottiglia nova nova. Andò in cucina a pigliare due bicchieri, tornò, s'assittò, inchì a mità i bicchieri. Tutti e due lo vivivano liscio. Ingrid pigliò il suo, lo isò, taliò fissa il commissario.

«E morto, vero?».

«Sì».

«Assassinato. Altrimenti non te ne occuperesti tu».

Montalbano fece 'nzinga di sì con la testa.

«Quando è successo?».

«Credo che non ti abbia chiamato, dopo che tu non eri andata a trovarlo, perché non era più in condizione di farlo».

«Era già morto?».

«Non so se l'hanno ammazzato subito o l'hanno tenuto prima a lungo prigioniero».

«E ... come?».

«L'hanno annegato».

«Tu come l'hai scoperto?».

«È lui che si è fatto scoprire».

«Non capisco».

«Ti ricordi che mi hai detto d'avermi visto in televisione nudo?».

«Sì».

«Il morto che ho incrociato nuotando era lui».

Solo allora Ingrid portò alle labbra il bicchiere e non le staccò fino a quando del whisky non ne rimase manco una goccia. Doppo si susì, andò alla verandina, niscì fora. Montalbano vippi il primo sorso e s'addrumò una sigaretta. La svidisa trasì, andò in bagno. Tornò con la faccia lavata, s'assittò nuovamente e nuovamente si inchì il bicchiere.

«Ci sono altre domande?».

«Ancora qualcuna. Nella villa di Spigonella c'è niente di tuo?».

«Non ho capito».

«Voglio dire: hai lasciato lì qualcosa?» .

«Che avrei dovuto lasciare?».

«Che ne so? Biancheria di ricambio.. .» .

«Mutandine ?».

«Beh.. .».

«No, non C'è niente di mio. Ti ho detto che non ho mai provato il desiderio di passare una notte intera con lui. Perché me lo chiedi?».

«Perché prima o poi dovremo perquisire la villa» .

«Vai tranquillo. Altre domande? Sono un poco stanca».

Montalbano tirò fora dalla busta le foto, le pruì a Ingrid.

«Qual è quella che gli somiglia di più?».

«Ma non sono sue fotografie?».

«Sono ricostruzioni al computer. La faccia del cadavere era ridotta assai male, irriconoscibile».

La svidisa le taliò. Doppo scelse quella coi baffi.

«Questa. Però.. .».

«Però?».

«Due cose non sono giuste. I baffi erano assai più lunghi, avevano un'altra forma, come dire, alla tartara.. .» .

«E l'altra?».

«Il naso. Le narici erano più larghe».

Montalbano tirò fora dalla busta la scheda d'archivio.

«Come in questa foto?».

«Qui è proprio lui» disse Ingrid «anche se non ha i baffi».

Non c'era più alcun dubbio: Lococo ed Errera erano la stessa pirsona. La pazzesca teoria di Catarella si era rivelata concreta verità.

Montalbano si susì, porse le mano a Ingrid e la fece susiri. Quanno la svidisa fu addritta, l'abbrazzò.

«Grazie».

Ingrid lo taliò.

«Tutto qui?»

«Portiamoci bottiglia e bicchieri nella verandina disse il commissario. «Ora comincia la ricreazione».

S'assistimarono sulla panchina vicini vicini. La notte ora sciaurava di salsedine, di mentuccia, di whisky e d'albicocca, che era propriamente il sciauro della pelle di Ingrid. Un miscuglio che manco un profumiere di razza avrebbe saputo inventare.

Non parlarono, soddisfatti di starsene accussì. Il terzo bicchiere la svidisa lo lassò a mità.

«Mi permetti di stendermi sul tuo letto?» murmuriò a un tratto.

«Non vuoi tornare a casa?».

«Non me la sento di guidare».

«Ti accompagno con la mia macchina. Poi domani...».

«Non voglio tornare a casa. Ma se a te proprio non va che resti qui, mi stendo solo pochi minuti. Poi me ne vado. D'accordo?».

«D'accordo».

Ingrid si susi, lo vasò, sulla fronte, niscì dalla verandina. Non voglio tornare a casa - aveva detto. Che cosa rappresentava per Ingrid la casa sua e di suo marito? Forse un letto ancora più estraneo di quello dove in quel momento si era corcata? E se avesse avuto un figlio, la sua casa non gli sarebbe parsa diversa, più cavuda, più accogliente? Povera fimmina! Quanta malinconia, quanta solitudine era capace d'ammucciare darrè la sua apparentemente superficiale gioia di vive re? Senti dintra di sé montare una sensazione nuova verso Ingrid, un senso di struggente tenerezza. Vippi ancora qualche sorso di whisky e doppo, siccome cominciava a frisculiare, sinni trasì dintra con buttiglia e bicchieri. Dette un'occhiata alla càmmara di letto. Ingrid dormiva vistuta, si era solo levato le scarpe. S'assittò nuovamente al tavolo, voleva dare un'altra decina di minuti di sonno alla svidisa.

«Intanto facciamo un piccolo riassunto delle puntate precedenti» si disse.

Ernesto Errera è un delinquente abituale forse nato a Cosenza ma che comunque esercita da quelle parti. Ha un bel curriculum vitae che va dal furto con scasso alla rapina a mano armata. Ricercato, si butta latitante. E fino a questo punto, niente di diverso da centinara e centinara di altri sdilinquenti come lui. A un certo momento Errera ricompare a Brindisi.

Pare che abbia intrecciato ottimi rapporti con la malavita albanese e che ora si occupi di immigrazione clandestina. Come? In che veste? Non si sa.

La mattina dell'11 marzo dell'anno passato, un pastore delle parti di Cosenza scopre sui binari il corpo maciullato di un omo. Una disgrazia, il povirazzo è scivolato e non ha potuto scansarsi dal treno che sopraggiungeva. È ridotto tanto male che è possibile identificarlo solo dai documenti nel portafoglio e da un anello matrimoniale. La moglie lo fa seppellire nel camposanto di Cosenza. Passato qualche mese, Errera ricompare a Spigonella, in Sicilia. Solo che si la chiamare Ernesto Lococo, vedovo, ex comandante di petroliere. Conduce una vita apparentemente solitaria, anche se ha frequenti contatti telefonici o addirittura attraverso una radio ricetrasmittente. Un brutto giorno qualcuno l'annega e lo tiene a marcire. Appresso, lo mette in acqua a navicare. E il catafero, navica che ti navica, va a incrociare proprio lui.

Domanda prima: che minchia era venuto a fare a Spigonella il signor Errera doppo essersi fatto passare ufficialmente per morto? Domanda seconda: chi e pirchì l'aveva reso non più ufficialmente ma concretamente cadavere?

Si era fatta l'ora di arrisbigliare a Ingrid. Trasì in càmmara di letto. La svidisa si era spogliata e si era infilata sutta il linzolo. Durmiva della bella. A Montalbano mancò il cori. Andò in bagno e appresso s'infilò macari lui sutta il linzolo adascio adascio. Subito gli arrivò alle nasche il sciauro d'albicocca della pelle di Ingrid, tanto forte che ebbe un leggerissimo giramento di testa. Chiuse l'occhi. Nel sonno Ingrid si cataminò, allungò una gamba, posò il suo polpaccio su quello di Montalbano. Doppo tanticchia, la svidisa s'assistimò meglio: ora era tutta la gamba a poggiare su di lui, a tenerlo imprigionato. Parole gli tornarono a mente, parole che aviva detto adolescente in una recita filodrammatica: Ci sono.. . certe buone albicocche.. . si spaccano a metà, si premono con due dita, per lungo.. . come due labbra succhiose.. .

Tutto vagnato di sudore, il commissario contò fino a deci, appresso, con una serie di movimenti quasi impercettibili, si liberò, scinnì dal letto e santianno si andò a corcare sul divano.

E che cavolo! Manco sant'Antonio ce l'avrebbe fatta!

Tredici

S'arrisbigliò tutto un duluri, da qualichi tempo durmiri sul divano veniva a significare che la matina appresso si susiva con l'ossa rotte. Supra il tavolino della càmmara di mangiare c'era un bigliettino di Ingrid.

«Dormi come un angioletto e per non svegliarti mi vado a fare la doccia a casa mia. Ti bacio Ingrid. Chiamami».

Stava per avviarsi verso il bagno che squillò il telefono. Taliò il ralogio: erano le otto scarse.

«Dottore, ho bisogno di vederla».

Non riconobbe la voce.

«Ma chi sei?».

«Marzilla, dottore».

«Vieni al commissariato».

«Nonsi, al commissariato no. Capace che mi vedono. La vengo a trovare, ora che è solo».

E come faciva a sapiri che prima era in compagnia e ora era solo? Stava a spiarlo ammucciato nelle vicinanze?

«Ma dove sei?».

«A Marinella, dottore. Quasi darrè la sua porta. Ho visto nesciri la fìmmina e le telefonai».

«Tra un minuto ti faccio entrare».

Si desi una rapita lavatina di faccia e andò a raprire. Marzilla stava addossato alla porta come se dovesse ripararsi da una pioggia che non c'era, trasì scostando il commissario. Al suo passaggio, una zaffata di sudore rancido colpì le nasche di Montalbano. Marzilla, addritta in mezzo alla càmmara, affannava che pareva avesse fatto una longa curruta, la faccia ancora più gialla, l'occhi spiritati, i capelli ritti.

«Sto morendo di scanto, dottore».

«Ci sarà uno sbarco ?».

«Più di uno, contemporaneamente».

«Quando?».

«Dopodomani notti».

«D ove?».

«Non me lo dissero. Comunque mi hanno fatto sapere che sarà una cosa grossa che però non mi riguarda».

«Beh, allora perché sei scantato? Tanto tu non c'entri».

«Pirchì la pirsona che lei sa e che mi parlò di questo sbarco mi disse macari che io oggi devo darmi malato, devo restare a sua disposizione».

«Ti fece sapere quello che vuole?».

«Sissi. Stasira alle deci e mezza io, con una machina veloci che mi fanno trovare davanti alla casa, devo andare in un posto vicino a capo Russello, carricare delle persone e portarle dove uno di loro mi farà sapere».

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