«Quindi tu adesso non sai dove devi portarle».
«Nonsi, me lu dirà quando sarà acchianato in machina».
«A che ora l'hai ricevuta la telefonata?».
«Stamatina che manco erano le sei. Dottore, mi deve credere, ho cercato di rifiutarmi. Ho spiegato che fino a quando si trattava di travagliare con l'ambulanza... Ma non c'è stato verso. Mi ha detto e ripetuto che se io non ubbidivo o che se la facenna andava storta, mi faceva ammazzare».
E si mise a chiangiri crollando su una seggia. Un chianto che a Montalbano parse osceno, insopportabile. Quell'omo era una merda. Una merda trimolante come un budino. Doveva tenersi dalla voglia di satargli addosso, di cangiargli la faccia in un ammasso sanguinante di pelle, carne, ossa.
«Che devo fare, dottore? Che devo fare?».
Lo scanto gli faceva tirare fora una voce da galletto strangolato.
«Quello che ti hanno detto di fare. Però, appena ti portano la macchina sotto casa, mi devi far sapere marca, colore e, se possibile, targa. E ora levati dai cabasisi. Cchiù chiangi e cchiù mi veni gana di fracassarti a pidati le gengive».
Mai, manco se se lo vidiva davanti moribondo, gli avrebbe pirdonato la gnizione al picciliddro dintra l'ambulanza. Marzilla si susì di scatto, atterrito, currì verso la porta.
«Aspetta. Prima spiegami il punto esatto dell'incontro» .
Marzilla glielo spiegò. Montalbano non lo capì bene, ma siccome s'arricordò che Catarella gli aviva detto che un suo fratello abitava da quelle parti, si ripromise di spiarlo a lui. Doppo Marzilla disse:
«E vossia che intenzione ha?».
«Io? E che intenzione devo avere? Tu, stanotte, quando hai finito, mi telefoni e mi dici dove hai accompagnato queste persone e come sono fatte».
Stabilì - mentre si faciva la varba - di non informare nisciuno in commissariato di quello che gli aviva detto Marzilla. In fondo, quella sull'assassinio del picciliddro extracomunitario era un'indagine del tutto personale, un conto aperto che difficilmente, ne era pirsuaso, sarebbe arrinisciuto a chiudere. Sì, però almeno di una mano d'aiuto ne aviva di bisogno. Tra l'altro, Marzilla aviva contato che gli avrebbero fatto trovare davanti casa una macchina veloce. Il che veniva a significare che per lui, Montalbano, non era cosa. Date le sue ridotte attitudini alla guida, non ce l'avrebbe fatta a stare appresso a Marzilla che certamente si sarebbe messo a curriri. Gli venne un'idea, ma la scartò. Ostinata, l'idea gli tornò e lui con pari ostinazione la riscartò. L'idea assumò per la terza volta mentre si stava pigliando l'ultimo cafè prima di nesciri di casa. E questa volta cedette.
«Bronto? Ghi balla?».
«Il commissario Montalbano sono. C'è la signora ?».
«Tu spetare, io vedere» .
«Salvo! Che c'è?».
«Ho ancora bisogno di te».
«Ma sei insaziabile! Non ti è bastata la notte appena passata?» fece, maliziosa, Ingrid.
«No».
«Beh, se proprio non puoi resistere, arrivo subito».
«Non c'è bisogno che vieni ora. Se sei libera da altri impegni, puoi trovarti qua a Marinella verso le nove di stasera?».
«Si».
«Senti, hai un'altra macchina?».
«Posso prendere quella di mio marito. Perché?».
«La tua dà troppo nell'occhio. Quella di tuo marito è veloce?».
«Sì».
«Allora a stasera. Grazie».
«Aspetta. In che veste?».
«Non ho capito».
«Ieri sera sono venuta da te come testimone. E stasera?».
«In veste di vicesceriffo. Ti darò la stella».
«Dottori, Marzilla non tilifonò!» fece Catarella scattando addritta.
«Grazie, Catarè. Ma stai sempre in campana, mi raccomando. Mi mandi il dottor Augello e Fazio?».
Come aveva deciso avrebbe parlato con loro solo degli sviluppi della facenna del morto natante. Il primo a trasire fu Mimì.
«Come sta Beba?».
«Meglio. Stanotte abbiamo potuto finalmente dormire tanticchia”.
Appresso s'appresentò Fazio.
«Vi devo dire che, del tutto casualmente» attaccò il commissario «sono arrivato a dare un'identità al morto annegato. Tu, Fazio, sei stato bravo a scoprire che negli ultimi tempi era stato visto a Spigonella. Ci abitava. Aveva affittato la villa con un gran terrazzo sul mare. Te la ricordi, Fazio ?»
«Certo».
«Diceva d'essere un comandante di petroliere e si faceva chiamare Ernesto, per gli amici Ninì, Lococo».
«Perché, come si chiamava veramente?» spiò Augello.
«Ernesto Errera» .
«Madunnuzza santa!» fece Fazio.
«Come quello di Cosenza?» spiò ancora Mimì
«Esattamente Erano la stessa persona. Mi dispiace per te, Mimì, ma aveva ragione Catarella».
«Io vorrei sapere come ci sei arrivato tu a questa conclusione?» incalzò Augello, sostenuto.
Evidentemente la facenna non gli calava.
«Non ci sono arrivato io. E stava la mia amica Ingrid».
E contò loro tutta la storia. Quanno ebbe finito di parlare, Mimì si pigliò la testa tra le mani e ogni tanto la scuoteva.
«Gesù, Gesù» faciva a mezza voce.
«Perché ti meravigli tanto, Mimi?»
«Non mi meraviglio per la cosa in sé, ma per il fatto che Catarella, mentre noi ci rompevamo le corna, lui c'era arrivato da tempo, a questa precisa conclusione».
«Ma allora non hai mai capito chi è Catarella!» fece il commissario.
«No, chi è?».
«Catarella è un picciliddro, un bambino dentro al corpo di un omo. E perciò ragiona con la testa di uno che non ha manco sette anni».
«E con ciò?».
«Con ciò voglio dire che Catarella ha la fantasia, le alzate d'ingegno, le invenzioni di un picciliddro. Ed essendo picciliddro, queste sue cose le dice, senza ritegno. E spisso c'inzerta. Perché la realtà, vista con l'occhi nostri, è una cosa, mentre vista da un picciliddro è un'altra» .
«In conclusione, ora che facciamo?» intervenne Fazio.
«Lo domando a voi» disse Montalbano.
«Dottore, se il dottore Augello me lo permette, piglio la parola. Voglio dire che la facenna non è tanto semplice. Ora come ora, questo morto ammazzato, Lococo o Errera non importa, non risulta da nisciuna parte ufficialmente come morto ammazzato, né presso la Questura né presso la Procura. Risulta essere uno annegato per disgrazia. Perciò mi domando e dico: a che titolo apriamo un fascicolo e continuiamo le indagini?» .
Il commissario ci pinsò tanticchia.
«Facciamo quella della telefonata anonima» arrisolvette.
Augello e Fazio lo taliarono interrogativi.
«Funziona sempre. L'ho fatto altre volte, state tranquilli».
Pigliò dalla busta la foto di Errera coi baffi e la pruì a Fazio.
«Portala subito a "Retelibera", la devi dare manu cu manu a Nicolò Zito. Digli, a nome mio, che m'abbisogna un appello urgente col notiziario di stamatina. Deve dire che i familiari di Ernesto Lococo sono disperati perché: non hanno sue notizie da oltre due mesi. Scappa».
Senza manco fare biz, Fazio si susì e niscì. Montalbano considerò Mimì attentamente come se si fosse addunato solo in quel momento che Augello era davanti a lui. Mimì, che conosceva quel tipo di taliata, si agitò sulla seggia a disagio.
«Salvo, che minchia ti sta passando per la testa?»
«Come sta Beba?».
Mimì lo taliò strammato.
«Me l'hai già domandato, Salvo. Sta meglio».
«Quindi è in grado di fare una telefonata».
«Certo. A chi?».
«Al pm, al dottor Tommaseo».
«E che gli deve dire?».
«Deve recitare una scena di tiatro. Una mezzorata doppo che Zito ha mandato in tv la fotografia, Beba deve fare una telefonata anonima, con voce isterica, al dottor Tommaseo dicendogli che lei ha visto quell'omo, l'ha perfettamente riconosciuto, di certo non si sbaglia».
«Come? Dove?» spiò urtato Mimì al quale la facenna di mettere in mezzo Beba proprio non quatrava.
«Ecco, deve contargli che un due mesi passati, mentre si trovava in macchina a Spigonella, ha visto quest'uomo mentre altri due lo massacravano di botte. A un certo momento l'uomo è riuscito a liberarsi dai due e ad avvicinarsi all'auto dove stava Beba, ma è stato nuovamente agguantato e portato via».
«E che ci faceva Beba in macchina?».
«Stava facendo cose vastase con uno».
«Ma va! Beba non lo dirà mai! E macari a mia scoccia!».
«E invece questo è fondamentale! Tu lo sai com'è fatto Tommaseo, no In queste storie di sesso ci si pasce. Questa è l'esca giusta per lui, vedrai che abbocca. Anzi, se Beba si può inventare qualche particolare scabroso.. .».
«Ma sei nisciuto pazzo?».
«Una qualche cosuzza.. .».
«Salvo, tu hai una testa malata!».
«Ma pirchì t'incazzi? Io dicevo una fissaria qualsiasi, per esempio che dato che erano tutti e due nudi non sono riusciti a intervenire.. .» .
«Va bene, va bene E poi?».
«E poi quando Tommaseo ti telefona tu.. .».
«Scusa, perché dici che Tommaseo telefona a me e non a te?».
«Perché io oggi doppopranzo non ci sono. Tu devi dirgli che noi già abbiamo una traccia, perché la denunzia di scomparsa l'avevamo già ricevuta, e ci necessita un mandato di perquisizione in bianco»
«In bianco ?!».
«Sissignore. Perché io questa villa di Spigonella so dove si trova, ma non so a chi appartiene e se ancora ci abita qualcuno. Sono stato chiaro?».
«Chiarissimo» fece Mimì di timore malo
«Ah, un'altra cosa: fatti dare macari l'autorizzazione per intercettare le telefonate che fa o riceve Marzilla Gaetano che abita a Montelusa in via Francesco Crispi 18. Prima si mettono in ascolto meglio è».
«E che ci trase questo Marzilla?».
«Mimì, non ci trase in questa inchiesta. Mi può servire per una cosa che ho in mente. Ma ti rispondo con una frase fatta che ti farà felice: tento di pigliare due piccioni con una fava».
«Ma...».
«Mimì, se continui, io piglio quella fava che doveva servirmi per i piccioni e te la...».
«Ho capito, ho capito» .
Fazio s'arricampò doppo manco un'orata.
«Fatto tutto. Zito manderà in onda la foto e l'appello col notiziario delle quattordici. La saluta».
E fece per andarsene.
«Aspetta».
Fazio si fermò, certo che il commissario avrebbe continuato dicendogli qualichi cosa. Invece Montalbano non parlò. Si limitava a squatrarlo. Fazio, che l'accanosceva, s'assittò. Il commissario continuò a squatrarlo. Ma Fazio sapiva benissimo che in realtà quello non lo taliava: teneva si l'occhi supra di lui, ma forse non lo vedeva pirchì aviva la testa persa chissà indovi. E difatti Montalbano andava spiandosi se non era il caso di farsi dare una mano d'aiuto da Fazio. Ma se gli avesse contato tutta la facenna del picciliddro extracomunitario, Fazio come l'avrebbe pigliata? Non avrebbe potuto rispondere che, a suo parere, si trattava di una fantasia del commissario, priva di qualsiasi fondamento?
Forse però, contandogli la mezza messa, sarebbe arrinisciuto ad avere qualche informazione senza esporsi troppo.
«Senti, Fazio, t u sai se dalle parti nostre ci sono extracomunitari clandestini che travagliano in nero ?».
Fazio non parse meravigliato della domanda.
«Ce ne sono tanti, dottore. Ma propriamente dalle parti nostre, no».
«E dove allora?».
«Dove ci sono serre, vigneti, pomodori, aranceti.. .
Al nord l'impiegano nell'industria, qui da noi, che industrie non ce ne sono, travagliano nell'agricoltura» .
Il discorso si stava facendo troppo generico. Montalbano decise di stringere il campo.
«In quali paìsi della nostra provincia ci sono queste possibilità per i clandestini?».
«Dottore, onestamente, non sono in grado di darle un elenco completo. Perché l'interessa?».
Era la domanda che più lo scansava.
«Mah.. . accussì.. . tanto per sapere.. .».
Fazio si susì, andò alla porta, la chiuì, tornò ad assittarsi.
«Dottore» fece «vuole avere la bontà di contarmi tutto?».
E Montalbano sbracò contandogli tutto di tutto, a partire dalla mallitta sira nella quale si era venuto a trovare sulla banchina fino all'ultimo incontro avuto con Marzilla.
«A Montechiaro ci sono le serre e ci travagliano più di un centinaro di clandestini. Può darsi che il picciliddro scappasse da li. Il posto dove è stato scrafazzato dalla macchina dista sì e no cinco chilometri».
«Non potresti informarti?» azzardò il commissario.
«Ma senza dire niente qua, in commissariato».
«Posso provare» disse Fazio.
«Hai un'idea?».
«Mah... potrei provare a fare un elenco di quelli che affittano le case... case!... quali case!... le stalle, i sottoscala, le fogne, ai clandestini. Vengono fatti stipare in deci in uno sgabuzzino senza finestra! Lo fanno in nero e si fanno pagare milioni. Ma forse posso farcela.
Una volta avuto questo elenco m'informo se recentemente qualcuno di questi extracomunitari è stato raggiunto dalla mogliere... Non sarà una cosa facile, glielo dico subito».
«Lo so. E ti sono grato».
Ma Fazio non si susì dalla seggia.
«E per stasera?» spiò.
Il commissario capì a volo e fece la faccia di un angilu 'nnuccenti.
«Non ho capito» .
«Dov’è che Marzilla va a pigliare quell'omo alle deci e mezza?».
Montalbano glielo disse.
«E lei che fa?».
«Io? Che devo fare? Niente».
«Dottore, non è che gli viene qualche alzata d'ingegno?».
«Ma no, stai tranquillo!».
«Mah!» fece Fazio susendosi.
Ancora sulla porta si fermò, si voltò.
«Dottore, guardi che se vuole stasera io sono libero e...».
«Bih, che camurria! Ma tu ti sei fissato!».
«Come se non lo conoscessi, a vossia» murmuriò Fazio raprendo la porta e niscenno.
«Addruma subito la televisione!» ordinò a Enzo appena trasuto nella trattoria.
Quello lo taliò ammaravigliato.
«Ma comu! Ogni volta che trase e la trova addrumata la voli astutata e ora ca la trova astutata la voli addrumata?» .
«Puoi levarci l'audio» concesse Montalbano.
Nicolò Zito mantenne la promissa. A un certo punto del notiziario (due tir scontrati, una casa crollata, un omo con la testa spaccata che non si capiva che gli era capitato, una machina che pigliava foco, una carrozzi na arrovesciata in mezzo alla strata, una fimmina che si strappava i capelli, un operaio caduto da un'impalcatura, un tipo sparato dintra a un bar) spuntò la foto di Errera coi baffi. E questo significava il via libera alla scena che avrebbe dovuto recitare Beba. Però l'effetto di tutte quelle immagini fu che il pititto gli passò. Prima di tornare in ufficio, si fece una passiata consolatoria fino a sutta il faro.
La porta sbatti, l'intonaco cadì, Montalbano sobbalzò, Catarella spuntò. Rituale compiuto.
«E che minchia! Un giorno o l'altro farai crollare l'intero palazzo!».
«Domando compressione e pirdonanza, dottori, ma quando che mi vengo a trovari darrè la sò porta chiusa, mi moziono e la mano mi sciddrica» .
«Ma che cosa ti emoziona?».
«Tutto quello che l'arriguarda, dottori».