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作者:意- Andrea Camilleri 当前章节:15623 字 更新时间:2026-6-22 23:13

«Che vuoi?».

«Ponzio Pilato arrivò».

«Fallo entrare. E non mi passare nessuna telefonata».

«Manco del signori e questori?».

«Manco».

«Manco della signorina Livia?».

«Catarè, non ci sono per nessuno, lo vuoi capire o te lo faccio capire io?».

«L'accapii, dottori».

Quattordici

Montalbano si susi per ricevere il giornalista e si fermò a mezzo, alluccuto. Perché sulla soglia si era appresentato quello che in prima gli era parso un grosso mazzo di giaggioli camminante. Invece si trattava di un omo, un cinquantino, tutto vistuto di sfumature varie di azzurroviolaceo, una specie di botolo tondo, faccia tonda, pancetta tonda, occhiali tondi, sorriso tondo. L'unica cosa non tonda era la bocca, le labbra erano accussì grosse e rosse che parevano finte, pittate. In un circo equestre sicuramente avrebbe potuto avere un grande successo come clown. Avanzò velocissimo, una trottola, pruì la mano al commissario. Il quale, per stringergliela, dovette stendersi di longo con la panza appoggiata sulla scrivania.

«Si accomodi».

Il mazzo di giaggioli s'assittò. Montalbano non credette alle sue nasche: quell'omo profumava macari di giaggiolo. Santiando dintra di sé, il commissario si priparò a perdere un'orata di tempo. O forse di meno, una scusa qualisisiasi per liquitarlo l'avrebbe trovata. Anzi, la meglio era priparare il terreno da subito.

«Lei mi scuserà, signor Pilato».

«Melato» .

Mallitto Catarella!

«... Melato, ma è capitato in una giornata veramente impossibile. Ho pochissimo tempo per ...» .

Il giornalista isò una manuzza che il commissario si stupì non fosse di colore violaceo, ma rosea.

«Capisco benissimo. Le ruberò poco tempo. Volevo iniziare con una domanda...» .

«No, permetta che la domanda la faccia io: perché e di che vuole parlarmi?».

«Ecco, commissario, qualche sera fa mi trovavo sulla banchina del porto quando due motovedette della marina stavano facendo sbarcare... E l'ho intravista lì» .

«Ah, per quello?».

«Sì. E mi sono chiesto se per caso uno come lei, un investigatore di fama...».

Aviva sbagliato. A sentirsi fare un elogio, Un complimento, Montalbano s'inquartava. Chiuso a riccio, addivintava una palla di spine.

«Senta, io ero lì proprio per caso. Una questione di occhiali».

«Occhiali?» sbalordì l'altro.

Subito appresso fece un sorrisetto furbo.

«Ho capito. Lei mi vuole depistare!».

Montalbano si susi.

«Le ho detto la verità e lei non ci ha creduto. Penso che andare avanti così sarebbe un'inutile perdita di tempo per me e per lei. Buongiorno».

Il mazzo di giaggioli si susì e parse di colpo appassito. La sua manuzza pigliò quella che il commissario gli pruiva.

«Buongiorno» esalò strisciando verso la porta.

A Montalbano, improvvisamente, fece pena.

«Se le interessa il problema degli sbarchi degli extracomunitari la posso far ricevere da un collega che...» .

«Il dottor Riguccio? Grazie, ci ho già parlato. Ma lui vede solo il grosso problema degli sbarchi dei clandestini e basta».

«Perché, ci sarebbe da vedere un problema più piccolo dentro un problema così grosso?».

«Volendo, sì».

«E quale sarebbe?».

«Il commercio di bambini extracomunitari» fece Sozio Melato raprendo la porta e niscendo.

Come nei cartoni animati, priciso 'ntifico all'istisso modo, due parole che il giornalista aviva allura allura detto, commercio e bambini, si solidificarono, apparsero stampate in nivuro nell'aria, pirchì la càmmara non c'era più, ogni cosa scomparsa dintra una specie di luce lattiginosa che le cummigliava, doppo un milionesimo di secondo le due parole si mossero, s'intrecciarono l'una all'altra, ora erano due serpenti che s'azzuffavano, si fusero, cangiarono colore, addivintarono un globo luminosissimo dal quale si partì una specie di fulmine che centrò Montalbano in mezzo all'occhi.

«Madonna!» invocò aggrappandosi alla scrivania.

In meno di un secondo tutti i pezzi sparsi del puzzle che firriavano nella sò testa si andarono a sistemare al posto giusto, perfettamente combaciando. Poi tutto tornò normale, ogni cosa ricomparse nella sua forma e colore, ma quello che non arrinisciva a tornare ad essere normale era proprio lui, pirchì non ce la faciva a cataminarsi e la sò vucca s'arrefutava ostinatamente di raprirsi per richiamare narrè il giornalista. Finalmente arriniscì ad agguantare il telefono.

«Ferma il giornalista! ordinò, con voce arragatuta, a Catarella.

Mentri s'assittava e s'asciucava il sudore dalla fronti, sentì che fora si stava scatinanno un burdellu. Qualichiduno faciva voci (doviva essere Catarella):

«Fèrmati, Ponzio Pilato!».

Un altro diciva (doviva essere il giornalista):

«Ma che ho fatto? Lasciatemi!».

Un terzo se ne apprufittava (chiaramente un cornuto di passaggio):

«Abbasso la polizia!».

Finalmente la porta dell'ufficio si raprì con un botto che visibilmente atterrì il giornalista apparso sulla soglia riluttante, spinto da darrè da Catarella.

«Lo pigliai, dottori!».

«Ma che succede? Non capisco perché.. .» .

«Mi scusi, signor Melato. Uno spiacevole equivoco, si accomodi» .

E mentre Melato, più confuso che pirsuaso trasiva, il commissario intimò brusco a Catarella:

«Vai via e chiudi la porta!».

Il mazzo di giaggioli stava accasciato sulla seggia, era sfiorito a vista, al commissario venne gana di spruzzargli supra tanticchia d'acqua per rianimarlo. Ma forse la meglio era farlo parlare subito dell'argomento che l'interessava, come se non fosse successo niente.

«Mi stava dicendo di un certo commercio...».

Heri dicebamus. Funzionò alla perfezione. A Melato non gli passò manco per l'anticamera del ciriveddro di domandare spiegazioni per l'assurdo trattamento appena subito. Rifiorito, attaccò.

«Lei, commissario, non ne sa proprio niente?».

«Niente, glielo assicuro. E le sarei grato se...».

«Solo l'anno scorso, e le riferisco dati ufficiali, sono stati rintracciati in Italia poco meno di quindicimila minori non accompagnati da un parente».

«Mi sta dicendo che sono venuti da soli?».

«Così parrebbe. Di questi minori, tralasciamone almeno almeno più della metà».

«Perché?».

«Perché nel frattempo sono diventati maggiorenni. Bene, quasi quattromila, una bella percentuale, eh, provenivano dall'Albania, gli altri dalla Romania, dalla Jugoslavia, dalla Moldavia. Nel conto sono da mettere i mille e cinquecento dal Marocco e poi quelli dall'Algeria, dalla Turchia, dall'Iraq, dal Bangladesh e da altri paesi. È chiaro il quadro?».

«Chiarissimo. Età?».

«Subito».

Cavò dalla sacchetta un foglietto, se lo ripassò, se lo rimise in sacchetta.

«200 da 0 a 6 anni, 1.316 da 7 a 14 anni, 995 di 15 anni, 2.018 di 16 anni e 3.924 di 17 anni» recitò.

Taliò il commissario, sospirò.

«Ma questi sono i dati che conosciamo. Sappiamo per certo che centinaia e centinaia di questi bambini scompaiono una volta entrati nel nostro paese».

«Ma che fine fanno?».

«Commissario, ci sano organizzazioni criminali che li fanno arrivare apposta. Questi bambini valgono moltissimo. Sono anche roba da esportazione» .

«Per cosa?».

Sozio Melato parse stupito.

«E m e lo chiede? Recentemente un pm di Trieste ha raccolto una quantità enorme d'intercettazioni telefoniche che parlavano di compravendita di bambini extracomunitari per espianti d'organi. Le richieste di trapianti sono tante e in continuo aumento. Altri minori vengono messi a disposizione dei pedofili. Tenga presente che su un bambino così, solo, senza parenti, senza nessuno, si può, pagando cifre altissime, esercitare un certo tipo di pedofilia estrema».

«Cioè?» spiò Montalbano con la vucca arsa.

«Che comporta la tortura e la morte violenta della vittima procurando maggiore piacere al pedofilo» .

«Ah».

«Poi c'è il racket dell'accattonaggio. Gli sfruttatori di questi bambini costretti a chiedere l'elemosina sono molto fantasiosi, sa? Ho parlato con un bambino albanese che era stato rapito e che il padre è riuscito a riprendersi. L'avevano reso zoppo, ferendolo profondamente al ginocchio e facendo di proposito infettare la ferita. Così impietosiva di più i passanti. A un altro hanno tagliato una mano, a un altro.. .».

«Mi scusi, devo lasciarla un attimo. Mi sono ricordato che dovevo fare una cosa» disse il commissario susendosi.

Appena chiusa la porta alle sue spalle, scattò. Catarella, completamente ammammaloccuto, si vitti passare davanti il commissario che correva come un centometrista, i gomiti isati all'altezza del petto, la falcata ampia e decisa. In un vidiri e svidiri Montalbano arrivò al bar vicino al commissariato e che era in quel momento vacante, s'appuiò al bancone.

«Dammi un whisky triplo e liscio».

Il barista non sciatò, servì. Il commissario se lo calumò in due sorsate, pagò e niscì.

Catarella era fermo impalato davanti alla porta della sua càmmara.

«Che fai qua?».

«Dottori, mi misi di guardia al cosiddetto» arrispunnì Catarella facendo 'nzinga con la testa verso l'ufficio. «Caso che mai al cosiddetto ci veni gana di scappari di nuovo nuovamenti».

«Va bene, ora puoi andare».

Trasì. Il giornalista non si era cataminato dal suo posto. Montalbano s'assittò darrè la scrivania. Si sentiva meglio, ora avrebbe avuto la forza di stare a sentiri nuovi orrori.

«Le ho domandato se questi bambini s'imbarcano da soli oppure se...».

«Commissario, le ho già detto che alle loro spalle c'è una potente organizzazione criminale. Alcuni, ma sono una minoranza, arrivano soli. Altri invece sono accompagnati».

«Da chi?».

«Da persone che si spacciano per essere i loro genitori».

«Dei complici» .

«Mah, non sarei così esplicito. Vede, il costo dell'imbarco è altissimo. I clandestini hanno fatto sacrifici enormi per ottenere il passaggio. Ora questo costo può essere dimezzato se qualcuno, assieme ai propri figli, introduce un minore che non appartiene alla famiglia. Ma oltre a questi accompagnatori, come dire, casuali, ci sono gli accompagnatori abituali, quelli che lo fanno per lucro. Si tratta di gente che a tutti gli effetti fa parte di questa vasta organizzazione criminale. E non sempre l'introduzione di un minore avviene facendolo confondere in un gruppo di clandestini. Ci sono altre strade Le faccio un esempio. Un venerdì di qualche mese fa, attracca nel porto di Ancona la motonave che fa servizio merci e passeggeri con Durazzo. Ne sbarca una signora albanese poco più che trentenne, Giulietta Petalli. Al suo regolare permesso di soggiorno è attaccata la foto di un bambino, suo figlio, che tiene per mano. La signora arriva a Pescara, dove lavora, ma è sola, il bambino nel frattempo è scomparso. Gliela faccio breve: la Mobile di Pescara ha accertato che la dolce Giulietta, suo marito e un complice avevano introdotto in Italia cinquantasei bambini. Tutti svaniti nel nulla. Che ha, commissario, si sente male?».

Un flash. Montalbano, con un crampo che l'azzannò allo stomaco, per un attimo vide se stesso che teneva per mano il bambino, che lo riconsegnava a quella che credeva la madre... E quello sguardo, quell'occhi sbarracati che non sarebbe mai più arrinisciuto a scordare.

«Perché?» spiò facendo l'indifferente.

«È diventato pallido».

«Ogni tanto mi capita, è un fatto circolatorio, non si preoccupi. Mi dica piuttosto una cosa: se questo ignobile traffico si svolge nell'Adriatico, perché lei è venuto qua da noi?».

«Semplice. Perché i mercanti di schiavi in qualche modo sono stati costretti a cambiare rotta. Quella seguita per anni ora è troppo conosciuta, c'è stato un giro di vite, le intercettazioni sono diventate assai più facili.

Tenga presente che già l'anno scorso, come le ho detto, erano arrivati dal Marocco milletrecentocinquantotto minori. Si è trattato quindi di ampliare le rotte preesistenti nel Mediterraneo. E questo è avvenuto da quando il tunisino Baddar Gafsa è diventato il capo indiscusso dell'organizzazione».

«Scusi, non ho capito. Come ha detto?».

«Baddar Gafsa, un personaggio, mi creda, da romanzo. Tra l'altro è soprannominato "lo sfregiato», pensi un po'. Più nobilmente, lo si potrebbe definire un vero cuore di tenebra. E un gigante che ama caricarsi di anelli, collane, braccialetti e che indossa sempre giacche di pelle. Poco più che trentenne, ha ai suoi ordini un vero e proprio esercito di assassini guidato dai tre luogotenenti Samir, Jamil e Ouled e una flottiglia di pescherecci, che non gli servono certo per pescare, infrattati nelle insenature di capo Bon al comando di Ghamun e Ridha, due espertissimi capitani che conoscono il canale di Sicilia come il loro lavandino. Ricercato da tempo, non è mai stato arrestato. Dicono che nei suoi rifugi segreti ci siano esposti decine di cadaveri di nemici da lui assassinati. Gafsa li tiene per un certo periodo bene in vista sia per scoraggiare possibili tradimenti sia per compiacersi della sua invincibilità. Trofei di caccia, mi spiego? Tra l'altro, è uno che viaggia molto per dirimere, a modo suo, le controversie tra i suoi collaboratori o per punire in modo esemplare chi non ubbidisce agli ordini. E così i suoi trofei aumentano».

A Montalbano pareva che Melato gli stava contando una pellicola troppo avventurosa e fantastica, di quelle che una volta si diceva che erano «americanate».

«Ma lei queste cose come le sa? Mi sembra bene informato».

«Prima di venire a Vigàta sono stato quasi un mese in Tunisia, da Sfax a Sousse e su su fino a El Haduaria. Mi ero procurato le entrature giuste. E guardi che ho abbastanza esperienza per saper scremare le leggende più o meno metropolitane dalla verità».

«Ancora però non mi ha chiarito perché è venuto proprio qua a Vigàta. Ha saputo qualcosa in Tunisia che l'ha spinta a venire da noi?».

La grande bocca di Sozio Melato si quadruplicò in un sorriso.

«Lei è proprio così intelligente come me l'avevano descritto, commissario. Ho saputo, non le dirò come perché sarebbe troppo complicato, ma le assicuro l'assoluta attendibilità della fonte, che Baddar Gafsa è stato visto a Lampedusa di ritorno da Vigàta».

«Quando?».

«Poco più di due mesi fa».

«E le hanno detto che cosa era venuto a fare?”.

«Me l'hanno accennato. Anzitutto è bene che sappia che Gafsa ha qui una grossa base di smistamento».

«A Vigàta?».

«O nei dintorni».

«Che significa base di smistamento?».

«Un posto dove Gafsa fa convergere certi clandestini di valore oppure importanti...».

«Cioè?».

«Minori, appunto, o terroristi o informatori da infiltrare o persone già dichiarate indesiderabili. Li tiene lì prima di farli partire per le loro destinazioni definitive».

«Ho capito».

«Questa base di smistamento era sotto il controllo di un italiano, prima che Gafsa diventasse il capo dell'organizzazione. Il tunisino l'ha lasciato a dirigere la base per qualche tempo, poi l'italiano ha cominciato a fare di testa sua. Allora Gafsa è venuto e l'ha ammazzato».

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