饭饭TXT > 海外名作 > 《Il giro di boa》作者:[意] Andrea Camilleri【完结】 > Il giro di boa - Andrea Camilleri.txt

第 20 页

作者:意- Andrea Camilleri 当前章节:16646 字 更新时间:2026-6-22 23:13

«Mi pare di star facendo una noiosa passeggiata» disse Ingrid.

Montalbano non arrispunnì.

«Perché ti sei portato appresso la pistola?» insisté la svidisa. «Non ti sta servendo molto».

«Sei delusa?» spiò il commissario.

«Sì, speravo in qualcosa di più eccitante».

«Beh, ancora non è detto che non capiti, consolati».

Passata Montelusa, la Jaguar pigliò la strata per Montechiaro.

Ingrid sbadigliò.

«Uffa. Quasi quasi mi faccio scoprire che li sto seguendo».

«E perché?».

«Per movimentare la situazione».

«Ma non fare la stronza!».

La Jaguar passò Montechiaro e pigliò la strata che portava verso la costa.

«Guida un po' tu» fece Ingrid. «Io mi sono stufata».

«No».

«Perché?» .

«Prima di tutto, perché tra poco la strada non sarà più frequentata da altre macchine e dovrai spegnere i fari per non farti notare. E io non so guidare al lume di luna».

«E poi?».

«E poi perché tu questa strada, soprattutto di notte, la conosci assai meglio di me».

Ingrid si voltò per un attimo a taliarlo.

«Tu lo sai dove stanno andando?» .

«Sì».

«Dove?».

«Alla villa del tuo ex amico Ninì Lococo, come si faceva chiamare».

La B MW sbandò, arrischiò d'andari a finiri in aperta campagna, Ingrid riagguantò subito la situazione. Non disse niente. Arrivati a Spigonella, invece di pigliare la strata che il commissario conosceva, Ingrid girò a mano dritta.

«Non è questa la.. .».

«Lo so benissimo» disse Ingrid. «Ma qui non possiamo andare appresso alla Jaguar. C'è una sola via che va al promontorio e quindi alla casa. Ci scoprirebbero, sicuramente» .

«E allora?».

«Ti sto portando in un posto dal quale è possibile vedere la facciata della villa. E arriveremo un po' prima di loro».

Ingrid fermò la BMW proprio sull'orlo dello sbalanco, darrè a una specie di bungalow in stile moresco.

«Scendiamo. Da qui non possono scorgere la nostra macchina, mentre noi possiamo benissimo vedere quello che fanno loro».

Girarono torno torno al bungalow. A mano mancina si vedeva benissimo il promontorio con la stratina privata che portava alla villa. Doppo manco un minuto arrivò la Jaguar che si fermò davanti al cancello chiuso.

Si sentirono due colpi brevissimi di clacson seguiti da uno lungo. Allora la porta del piano terra si raprì, controluce si vitti l'ùmmira di omo che andava a spalancare il cancello. La Jaguar trasì, l'omo tornò indietro lasciando il cancello aperto.

«Andiamo via» disse Montalbano. «Qua non c'è più niente da vedere».

Rimontarono in macchina.

«Ora metti in moto» fece il commissario «e a f ari spenti andiamo a.. . Ti ricordi che all'inizio di Spigonella c'è una villetta a due piani bianca e rossa?».

«Sì».

«Bene, ci appostiamo lì. Per tornare verso Montechiaro bisogna per forza passarci davanti».

«E chi è che deve passarci davanti?».

«La Jaguar» .

Ingrid ebbe appena il tempo di arrivare alla villetta bianca e rossa e fermare che, velocissima, sopravvenne la Jaguar, proseguì sbandando.

Evidentemente Marzilla voleva mettere la maggiore distanza possibile tra sé e gli òmini che aviva accompagnato.

«Che faccio?» spiò Ingrid

«Qui si parrà la tua nobilitale» disse Montalbano.

«Non ho capito. Vuoi ripetere?».

«Valle dietro. Adopera il clacson, gli abbaglianti, incòllati all'altra macchina, fingi di speronarla. Devi terrorizzare l'uomo che è alla guida».

«Taliami!» ripeté Montalbano dandogli un cavucio tale nelle costole che il corpo di Marzilla venne prima sollevato in aria e doppo ricadì a panza all'aria. Ma ancora teneva l'occhi disperatamente inserrati.

«Montalbano sono Talìami!».

Ci mise tempo Marzilla a capire che chi gli stava davanti non era don Pepè Aguglia, ma il commissario. Si susì a mezzo, restando appuiato con una mano 'n terra.

Doveva essersi muzzicato la lingua, pirchì dalla vucca gli nisciva tanticchia di sangue. Faciva feto. Non solo si era pisciato, si era macari cacato.

«Ah... vossia è? Pirchì m’assicutò?» spiò maravigliato Marzilla.

«Io?!» fece Montalbano candido come un agniddruzzo.

«Equivoco fu. Io vuliva che tu ti fermassi, ma tu invece ti sei messo a curriri! E iu allura pinsai che avivi intinzioni tinte».

«Chi... chi voli di mia?».

«Dimmi come parlavano i due che hai portato alla villa».

«Arabo, mi parse».

«Chi ti indicò le strate che dovevi pigliare e dove dovevi andare?».

«Sempri uno fu».

«Ti è parso che ci fosse già stato da queste parti?».

«Sissi».

«Me li sapresti descrivere?».

«Solo uno, quello che mi parlava. Era completamente senza denti».

Jamil Zarzis, il luogotenente di Gafsa, era dunque arrivato.

«Hai un telefonino?».

«Sissi. È nel sedile della macchina».

«Ti ha chiamato o hai chiamato qualcuno dopo che lasciasti i due?”.

«Nonsi».

Montalbano s'avvicinò alla Jaguar, pigliò il telefonino e se lo mise in sacchetta. Marzilla non sciatò.

«Ora rimonta in macchina e tornatene a casa».

Marzilla tentò di susirisi, ma non ce la fece.

«T'aiuto io» disse il commissario.

L'agguantò per i capelli e con uno strappo lo mise addritta mentre l'omo faciva voci per il dolore. Poi con un cavucio violento nelle reni lo catafotté dintra la Jaguar.

Cinco minuti boni ci mise Marzilla a partire, tanto gli trimavano le mano. Montalbano aspittò che le lucette rosse scomparissero per tornare ad assittarsi allato a Ingrid.

«Non sapevo che saresti stato capace di... fece Ingrid.

«Di?...».

«Non so come dire. Di... tutta questa cattiveria» .

«Nemmeno io» disse Montalbano.

«Ma che ha fatto?».

«Ha fatto... un'iniezione a un bambino che non voleva» non trovò di meglio da dire.

Ingrid lo taliò completamente pigliata dai turchi.

«E tu ti vendichi su di lui della paura delle iniezioni che avevi quando eri bambino?».

Psicoanalisi per psicoanalisi, Ingrid non poteva sapiri che malotrattando Marzilla in realtà lui voleva malotrattare se stesso.

«Metti in moto, và» disse il commissario. «Riaccompagnami a Marinella. Mi sento stanco».

Sedici

Era una farfantaria, di stanchizza non ne pativa. Anzi si sintiva smanioso di principiare a fare quello che aviva in testa. Ma necessitava liberarsi prima possibile di Ingrid, non poteva perdere un minuto. Liquidò la svidisa senza tradire la prescia, le fece tanti ringraziamenti e baci e le promise che si sarebbero rivisti il sabato che veniva. Appena solo in casa a Marinella il commissario parse trasformarsi nel protagonista di un film comico a tempi accelerati, addivintò un furgaroni che zigzagava càmmare càmmare in una ricerca disperata: dove minchia era andata a finire la muta che aveva indossato l'ultima volta quanno era dovuto calare in mare alla cerca della machina del ragioniere Gargano, almeno due anni avanti? Mise la casa suttasupra e finalmenti l'attrovò in un cascione interno dell'armuàr, debitamente incartata nel cellophan. Ma la ricerca che lo fici veramenti incaniare fu quella di un fodero di pistola, praticamente mai usato, che puro doviva esserci da qualche parte. E infatti vinni fora che stava in bagno dintra alla scarpiera sutta a un paro di pantofole che non gli era mai passato per la testa di mettere.

Sistemarlo lì doviva essere stata un'alzata d'ingegno d'Adelina.

La casa ora pareva essere stata perquisita da una maniata di lanzichenecchi avvinazzati. L'indomani matina avrebbe fatto meglio a non incontrarsi con la cammarera Adelina che sarebbe stata di umore malo a dover rimettere tutto in ordine.

Si spogliò, indossò la muta, fece scorrere il passante del fodero nella cintura, si rimise solamente i jeans e il giubbotto. Gli venne di trovarsi davanti a uno specchio e di taliarsi: prima gli acchianò una risata, doppo s'affruntò di se stesso, pariva truccato e vistuto per una pellicola. E che era, cannalivari?

«Mi chiamo Bond. James Bond» disse alla sua immagine.

Si racconsolò pinsando che a quell'ora non avrebbe incontrato nisciuno di sua canoscenza. Mise la cafittera sul foco e quanno il cafè passò si scolò tri tazze una appresso all'altra. Prima di nesciri, taliò il ralogio. A occhio, per le dù di notte sarebbe stato nuovamente a Spigonella.

Era talmente lucido e determinato che a primo colpo inzertò la strata che aviva pigliato Ingrid per portarlo al punto da indovi si vidiva la facciata della villa. L'ultimo centinaro di metri lo fece a fari astutati, l'unico scanto che aviva era quello di andare a catafottersi con la machina in mare. Arrivato darrè il bungalow in stile moresco che stava proprio in pizzo allo sbalanco, fermò, pigliò il binocolo, scinnì. Si sporgì a taliare. Dalle finestre non passava luce, la villa pareva disabitata. Eppure dintra c'erano almeno tri òmini. Cautamente, strisciando 'n terra i pedi come fanno quelli che ci vidino picca, avanzò fino all'orlo dello sbalanco e taliò sutta. Non si vidiva nenti, si sintiva invece il mare che ora era tanticchia agitato. Col binocolo si sforzò di capiri se c'era movimento nel porticciolo della villa, ma a malappena si distinguevano le masse più scurose degli scogli.

A mano dritta, a una decina di metri, si partiva una scala stritta e ripida scavata nella parete che a farla con la luce del jorno sarebbe stata un'imprisa da alpino, figurarsi di notte funna. Ma non c'era da scegliere, non aviva altra strata per scinniri fino a riva. Tornò allato alla machina, si sfilò i jeans e il giubbotto dal quale levò la pistola, raprì la portiera, ci mise dintra la roba, agguantò la torcia impermeabile, pigliò le chiavi dal cruscotto, richiuse la portiera senza fare rumorata, ammucciò le chiavi forzandole sutta la rota posteriore destra. La pistola se l'infilò nel fodero della cintura, il binocolo se lo mise a tracolla, la torcia se la tenne in mano. Fermo sul primo graduni, volle farsi capace di com'era fatta la scala. Addrumò per un attimo la torcia e taliò. Si sentì sudare dintra la muta: i graduna se ne calavano abbascio quasi in verticale.

Addrumando e astutando rapidissimamente di tanto in tanto la torcia per vidiri se il suo pedi avrebbe toccato tirreno solido o se invece avrebbe incontrato il nenti, il vacante, santiando, esitando, variando, sciddricando, affirrandosi a qualche radice che sporgeva dalla parete, rimpiangendo di non essere uno stambecco, un capriolo e macari una lucertola, come 'u Signuruzzu volle a un certo momento sentì sutta le piante dei pedi la rena frisca. Era arrivato.

Si stinnicchiò a panza all'aria col sciato grosso a taliare le stiddre. E stette un pezzo accussì, sino a quanno il mantice che aviva al posto dei polmoni lentamente scomparse. Si susì addritta. Taliò col binocolo e gli parse di capire che le masse scurose degli scogli che interrompevano la spiaggia e che costituivano il porticciolo della villa si trovavano a una cinquantina di metri. Principiò a caminare, curvo, tenendosi ranto ranto alla parete. Ogni tanto si fermava, le orecchie appizzate, l'occhi aperti al massimo. Nenti, silenzio assoluto, tutto era fermo a parte il mare.

Arrivato quasi a ridosso degli scogli, isò l'occhi: della villa si vidiva solamente una specie di cancellatura rettangolare nello stellato, e cioè la latata di sutta della parte più sporgente del granni terrazzo. Ora per via terra non poteva andare avanti. Posò il binocolo sulla rena, agganciò la torcia impermeabile alla cintura, diede un passo e si trovò in acqua. Non s'aspittava che fosse accussì funnuta, di subito gli arrivò al petto. Ragionò che non poteva essere un fatto naturale, certamente avivano scavato la rena e ottenuto una sorta di fossato, in m odo da aggiungere un altro ostacolo a chi, venendo dalla spiaggia, avesse avuto gana d'arrampicarsi sugli scogli. Si mise a natare a rana alla fimminina, lento, senza fare il minimo scarmazzo, seguendo la curvatura di quel braccio del porticciolo: l'acqua era fridda e via via che s'avvicinava all'imboccatura le onde si facevano sempre più consistenti e rischiavano di mandarlo a farsi friccicare contro qualche spunzone. Non essendoci più la nicissità di natare a rana, pirchì oramà qualisisiasi rumorata che avrebbe potuto fare si sarebbe confusa con quella del mare, in quattro bracciate raggiunse l'ultimo scoglio, quello che delimitava l'imboccatura. Vi si appoggiò con la mano mancina per pigliari tanticchia di sciato e a un'ondata più forte delle altre i suoi pedi andarono a sbattere contro una piccolissima piattaforma naturale. Ci acchianò supra, tenendosi con le due mano alla roccia. A ogni ondata rischiava di sciddricare, trascinato dal risucchio. Era una posizione perigliosa, ma prima di andare avanti doviva rendersi conto di alcune cose.

Secondo il ricordo delle immagini della ripresa, l'altro scoglio che delimitava l'imboccatura doviva essiri situato più addintra verso la riva pirchì il secondo braccio disegnava un gran punto interrogativo il cui ricciolo superiore terminava appunto con quello scoglio. Sporgendo la testa di lato, ne vitti l'ùmmira. Stette per un pezzo a taliare, voliva essere certo che dall'altra par te non ci fosse nisciuno a fare la guardia. Quanno ne fu sicuro, spostò i pedi centimetro appresso centimetro fino al limite della piattaforma e dovette ancora squilibrarsi tutto a dritta pirchì la sò mano fosse in grado di tastiare alla cieca alla cerca di qualcosa di metallico, il faretto che era arrinisciuto a scorgere nell'ingrandimento fotografico. Ci mise chiossà di cinco minuti a trovarlo, era allocato più in alto di quanto gli era parso nella foto. Ci passò, per prudenza, la mano davanti diverse volte. Non sentì nessun allarme sonare lontano, non era una cellula fotoelettrica, era proprio un faretto in quel momento astutato. Aspittò ancora tanticchia una qualisisiasi reazione e doppo, visto che non capitava nenti di nenti, si ributtò in acqua. Girato mezzo scoglio, di subito le sò mano incontrarono la sbarra di ferro che serviva a impedire l'arrivo a sorpresa nel porticciolo. Sempre tastiando, si fece capace che la sbarra scorreva lungo una guida verticale metallica e che tutta la manopera doviva essere comandata elettricamente dall'interno della villa.

Ora non gli restava altro da fare che trasire dintra. Si afferrò alla sbarra per sollevarsi al di sopra di essa e scavalcarla. Aveva già il pedi mancino passato al di là quanno la cosa capitò. La cosa, pirchi Montalbano non seppe rendersi conto di che si trattava. La fitta in mezzo al petto fu accussì improvvisa, lacerante, dulurusa e longa che il commissario, ricadendo a cavaddro della sbarra, ebbe la certezza che qualichiduno gli avesse sparato con un fucile da sub, centrandolo. E mentri pinsava a questo, contemporaneamente era cosciente che non si trattava della pinsata giusta. Si muzzicò le labbra pirchì gli vinni di fare un urlo dispirato che macari macari gli avrebbe dato tanticchia di sollievo. E subito doppo si rese conto che quella fitta non viniva dall'esterno, come già oscuramente sapeva, ma dall'interno, da dintra il suo corpo indovi qualichi cosa si era rumputa o era arrivata al limite di rottura. Gli venne difficoltoso assà arrinesciri a tirare un filo d'aria e farlo passare tra le labbra serrate. Di colpo, accussì com'era vinuta, la fitta scomparse, lasciandolo indolenzito e intronato, ma non scantato. La sorpresa aviva avuto la meglio sullo scanto. Fece scivolare il culo lungo la sbarra fino a quanno non arriniscì ad appuiarsi con le spalle allo scoglio. Ora il suo equilibrio non era più accussì precario, avrebbe avuto modo e tempo d'arripigliarsi dal malessere che gli aviva lasciato l'incredibile botta di duluri. Invece non ebbe né modo né tempo, la seconda fitta arrivò implacabile, più feroce della prima. Cercò di controllarsi, ma non ce la fece. E allura curvò le spalle e si mise a chiangiri a occhi chiusi, un chianto di duluri e di malincunia, non distingueva quanno gli arrivava alla vucca il sapore delle lagrime da quello delle gocce d'acqua di mare che gli calavano dai capelli e mentre il dolore diventava una specie di trapano rovente nella carne viva, litaniò dintra di sé:

目录
设置
设置
阅读主题
字体风格
雅黑 宋体 楷书 卡通
字体大小
适中 偏大 超大
保存设置
恢复默认
手机
手机阅读
扫码获取链接,使用浏览器打开
书架同步,随时随地,手机阅读
首 页 < 上一章 章节列表 下一章 > 尾 页