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作者:意- Andrea Camilleri 当前章节:15376 字 更新时间:2026-6-22 23:13

«Ci sono domande?».

«Sì» disse Augello ama prima devo pregare Fazio di nesciri dalla càmmara, contare lentamente fino a dieci e poi rientrare» .

Senza dire né ai né bai, Fazio si susì, niscì, chiuì la porta.

«La domanda è questa» fece Augello. «Quando la finirai di fare lo stronzo?»

«In che senso?».

«In tutti i sensi, minchia! Ma chi credi di essere, il giustiziere notturno? Il lupo solitario? Tu sei un commissario!

Te lo sei scordato? Rimproveri alla polizia di non rispettare le regole e tu per primo non le rispetti! Ti fai addirittura accompagnare in un'impresa rischiosa non da uno di noi, ma da una signora svedese! Cose da pazzi!

Di tutto questo tu dovevi informare i tuoi superiori o almeno tenere noi al corrente e non metterti a fare il cacciatore di taglie!».

«Ah, è per questo?» .

«Non ti basta?».

«Non mi basta perché ho fatto di peggio, Mimì».

Augello spalancò la vucca, scantato.

«Di peggio?!».

«E dieci» fece Fazio comparendo.

«Ripigliamo» disse Montalbano. «Quando Ingrid bloccò la macchina di Marzilla, questi credette che si trattava di quello che gli dava gli ordini. E pensò che lo volevano liquidare, forse perché oramà sapiva troppe cose. Si pisciò addosso mentre supplicava di non essere ammazzato. Il nome che fece, senza manco rendersene conto, fu quello di don Pepè Aguglia».

«Il costruttore?» spiò Augello.

«Credo sia proprio lui» confermò Fazio. «In paisi corre voce che presta soldi a strozzo».

«Di lui ci occuperemo da domani stesso, ma è bene che qualcuno lo tenga d'occhio già da ora. Non voglio lasciarmelo scappare».

«Ci penso io» fece Fazio. «Gli metto appresso Curreli che è bravo».

Ora veniva la parte difficile da contare, ma doviva farlo.

«Dopo che Ingrid m'ebbe accompagnato a Marinella, pensai di tornare a Spigonella per dare una taliata alla villa».

«Naturalmente da solo» fece sardonico Mimì agitandosi sulla seggia.

«Da solo sono andato e da solo sono tornato».

Questa volta ad agitarsi sulla seggia fu Fazio. Però non raprì vucca.

«Quando il dottor Augello ti ha fatto uscire dalla stanza» disse Montalbano rivolgendosi a lui «è perché non voleva farti sentire che mi diceva che sono uno stronzo.

Me lo vuoi dire macari tu? Potreste fare un coretto».

«Non mi permetterei mai, dottore» .

«Beh, allora, se non me lo vuoi dire, sei autorizzato a pensarlo».

Rassicurato sul silenzio e la complicità di Fazio. Descrisse il porticciolo, la grutta, la porta di ferro con la scala interna. E parlò macari degli scogli coi granci che si erano spurpati il catafero di Errera.

«E questa è la parte passata» concluse «E ora c'è da pensare a come dobbiamo muoverci. Se le notizie che ho avute da Marzilla sono giuste, stanotte ci saranno sbarchi e dato che si è scomodato Zarzis significa che arriva merce per lui. E noi dobbiamo trovarci là al momento dell'arrivo» .

«D'accordo» fece Mimì «però, mentre tu sai tutto della villa, noi non sappiamo niente né della villa né del territorio circostante».

«Fatevi dare le riprese che ho fatto dal lato mare. Ce le ha Torrisi» .

«Non basta. Ci vado io, vado a vedere di persona» risolvette Mimì.

«Non mi persuade» intervenne Fazio.

«Se ti vedono e si mettono in sospetto, mandiamo tutto a buttane» rincarò il commissario.

«Calmi. Ci vado con Beba che aveva gana d'aria di mare. Le faccio fare una bella passiata e intanto talìo quello che c'è da taliare. Non credo che si metteranno in allarme vedendo un omo e una fìmmina col pancione.

Massimo massimo alle cinque di doppopranzo ci rivediamo qua».

«Va bene» disse Montalbano. E rivolto a Fazio:

«Guarda che voglio pronta la squatra stritta. Picca òmini, ma decisi e fidati. Gallo, Galluzzo, Imbrò, Germanà e Grasso. Augello e tu ne pigliate il comando».

«Perché, tu non ci sarai?» s'ammaravigliò Mimì.

«Ci sarò. Ma io sarò di sutta, al porticciolo. Se qualcuno tenta di scappare, lo blocco» .

«La squadra la comanderà il dottor Augello perché io vengo con lei» disse secco Fazio.

Sorpreso dal tono, Mimì lo taliò.

«No» disse Montalbano.

«Dottore, guardi che.. .».

«No. È un fatto personale, Fazio».

Stavolta Mimì taliò Montalbano il quale taliava occhi nell'occhi Fazio che non abbassava i suoi. Pariva una scena di una pellicola di Quentin Tarantino, si puntavano l'occhi invece dei revorbari.

«Agli ordini» fece alla fine Fazio.

Per disperdere quel tanticchia di tensione che ancora c'era, Mimì Augello arrisolse una domanda:

«Come facciamo a sapere se stanotte ci saranno o non ci saranno sbarchi? Chi ce lo viene a dire?».

«Potrebbe informarsi lei col dottor Riguccio» suggerì Fazio al commissario. «In genere, verso le sei di doppopranzo alla Questura di Montelusa hanno un quadro abbastanza chiaro della situazione».

«No, a Riguccio ho già domandato troppe cose.

Quello è uno sbirro vero, capace che s'insospettisce.

No, forse c'è un'altra strada. La Capitaneria di porto.

Lì arrivano tutte le informazioni, tanto da Lampedusa quanto dai pescherecci e dalle motovedette e loro le trasmettono alla Questura. Quello che si riesce a sapere, naturalmente, perché poi di molti sbarchi di clandestini non si sa nenti di nenti. Tu ci conosci qualcuno alla Capitaneria?».

«Nonsi, dottore».

«Io sì» disse Mimì. «Fino all'anno scorso ho frequentato un sottotenente. E ancora qua, ci siamo incontrati casualmente domenica passata» .

«Bene. Quando puoi andarci a parlare con questo sottotenente?» .

«Questa sottotenente» corresse Mimì. E aggiunse:

«Ma non fate cattivi pinsèri. Io ci ho provato, ma non c'è stato verso. Siamo rimasti amici. Appena torno da Spigonella riaccompagno Beba a casa e la vado a trovare».

«Dottore, e di Marzilla che ne facciamo?» spiò Fazio.

«Quello ce lo cuociamo dopo Spigonella assieme al signor Aguglia».

Rapruto il frigorifero, ebbe un'amara sorpresa. Adelina gli aviva sì rimesso in ordine la casa, ma come mangiare gli aviva priparato solo mezzo pollo bollito. E che fitinzia era? Quello era un piatto da malati! Da oglio santo addirittura! E qui gli nacque un atroce sospetto e cioè che Fazio avesse comunicato alla cammarera che lui era stato male e che quindi abbisognava tenerlo leggero. Ma come aviva fatto a farglielo sapiri se il telefono era staccato? Con un piccione viaggiatore? No, quella era certamente una vendetta di Adelina, arraggiata per il disordine nel quale aveva trovato l'appartamento.

Sul tavolo di cucina c'era un biglietto che non aviva notato quanno si era fatto il cafè:

«La càmmira di leto si l'arrizzeta vosia datosi che ci sta dormenno».

S'assittò sulla verandina e ingoiò il pollo lesso coll'aiuto di un intero barattolo di sottaceti. Proprio alla fine squillò il telefono. Si vede che Adelina aveva riattaccato la presa. Era Livia.

«Salvo, finalmente! Sono stata così in pensiero! Ieri sera ho telefonato una decina di volte, fino a mezzanotte.

Dov'eri?».

«Scusami, ma c'era un appostamento da fare e.. .».

«Ti volevo dire una bella cosa».

«Cioè?».

«Domani arrivo».

«Davvero?!».

«Sì. Tanto ho fatto, tanto ho detto che mi hanno dato tre giorni» .

Montalbano si sentì invadere da un'ondata di cuntintizza.

«Beh, non dici niente?» .

«A che ora arrivi?».

«A mezzogiorno, a Punta Raisi».

«O vengo io o mando qualcuno a prenderti. Sono...».

«Beh? Ti costa tanto dirlo?»

«No. Sono felice» .

Prima di andarsi a corcare, perché gli era venuta gana di una pennichella, dovette rimettere in ordine la càmmara di letto, altrimenti non sarebbe stato capace di chiudere occhio.

«Tu sei peggio che un uomo d'ordine» gli aviva una volta detto Livia risentita d'essere stata rimproverata di lasciare le sue cose alla sanfasò casa casa. «Perché sei anche un uomo ordinato».

Mimì Augello s'arricampò che erano le sei passate da un pezzo e appresso a lui trasì Fazio.

«Te la sei pigliata commoda, mi pare» lo rimproverò Montalbano.

«Però porto carrico» .

«E cioè?».

«In primisi, queste».

E tirò fora dalla sacchetta una decina di fotografie fatte con la polaroid. In tutte c'era Beba col pancione che sorrideva e darrè di lei, da ogni angolazione possibile, la villa di Spigonella. In due o tre Beba addirittura stava appoggiata alle sbarre del cancello chiuso con una catena e un grosso catinazzo.

«Ma l'hai detto a Beba cos'eri andato a fare e chi ci sta in quella villa?»

«No. Che bisogno c'era? Accussì è venuta più naturale».

«Non s'è fatto vivo nessuno?».

«Macari stavano a sorvergliarci da dintra, ma fora non è comparso nessuno. Vogliono dare l'impressione che la casa è disabitata. Lo vedi il catinazzo? E tutta apparenza, perché infilando le mano tra le sbarre si può comodamente aprire anche dall'interno».

Sciglì un'altra foto, la pruì al commissario.

«Questa è la facciata destra. C'è la scala esterna che porta al primo piano e la porta grande sutta dev'essere quella del garage. Ingrid ti ha detto se c'è una comunicazione tra il garage e il resto della casa?».

«No. Il garage è una càmmara senza aperture a parte l'entrata. Una scala interna c'è invece tra il piano terra e il primo piano, anche se Ingrid non l'ha mai vista perché vi si accede da una porta della quale Errera diceva di non avere le chiavi. E sono certo che un'altra scala collega il piano terra con la grotta».

«A occhio, il garage può contenere due macchine».

«Una c'è di sicuro. Quella che ha scrafazzato il picciliddro.

A proposito, m i raccomando: quando li abbiamo presi, la macchina dev'essere esaminata dalla Scientifica. Mi ci gioco i cabasisi che persino il sangue del picciliddro ci troveranno» .

«Ma secondo lei com'é andata?» spiò Fazio.

«Semplice. Il picciliddro aveva capito, non so come, di andare incontro a qualche cosa di terribile. E ha cominciato a tentare di scappare appena è sbarcato. Per colpa mia, la prima volta non ci è riuscito. L'hanno portato a Spigonella. Lì deve avere scoperto la scala interna che portava alla grotta. Sicuramente è scappato da lì.

Qualcuno se ne è accorto e ha dato l'allarme. Allora Zarzis ha pigliato la macchina e l'ha cercato fino a quando non l'ha trovato» .

«Ma se questo Zarzis è arrivato aieri a sira!» fece Augello.

«A quanto m'è parso di capire, Zarzis la avanti e narrè. E sempre presente quando deve smistare la merce e pigliare i soldi. Come ora. Lui è il responsabile di queste operazioni davanti al suo capo».

«Voglio parlare degli sbarchi» fece Mimì.

«Ne ha facoltà» disse Montalbano.

L'idea di aviri Zarzis a portata di mano gli dava un senso di benessere.

«La mia amica mi ha detto che si tratta di una vera e propria emergenza. Le nome motovedette hanno intercettato quattro imbarcazioni stracariche e malridotte dirette rispettivamente a Seccagrande, Capo bianco, Manfia e Fela. Sperano solo che le imbarcazioni riescano a toccare terra prima d'affondare e non se ne parla nemmeno di trasbordi o di cambiamenti di rotta.

I nostri non possono fare altro che stargli appresso, pronti a raccogliere i naufraghi se dovesse capitare qualche disgrazia».

«Ho capito» disse pinsoso Montalbano.

«Che cosa hai capito?» spiò Mimi.

«Che questi quattro sbarchi sono stati organizzati in modo di essere un diversivo. Seccagrande e Capobianco si trovano a ovest della zona Vigàta-Spigonella, mentre Manfia e Fela sono a est. Il mare davanti al tratto Vigàta-Spigonella è dunque momentaneamente privo di sorveglianza, le coste macari. Un peschereccio che conosce l'esistenza di questo corridoio momentaneo può arrivare fino a sotto la nostra costa senza essere visto».

«E allora?».

«E allora, caro Mimì, viene a dire che Zarzis andrà a rilevare il suo carico in mare, col gommone. Non so se vi ho detto che al primo piano della villa c'è una ricetrasmittente, con quella possono tenersi continuamente in contatto e incontrarsi al punto giusto. La tua sottotenente ...».

«Non è mia».

«. . . ti ha detto verso che ora sono previsti gli sbarchi?».

«Verso la mezzanotte».

«Allora bisogna che voi e la squatra siete pronti a Spigonella al massimo alle dieci. Si farà accussì. Su due scogli all'imboccatura del porticciolo della villa ci sono due faretti. Verranno addrumati al momento nel quale il gommone dovrà uscire e saranno riaccesi al ritorno. Questi faretti, e macari la sbarra mobile, credo che sono manovrati dal terzo omo, il guardiano della villa. Voi dovrete agire di fino e cioè neutralizzare il guardiano solo dopo, ripeto dopo, che ha addrumato i faretti per il rientro del gommone. Avrete a disposizione pochissimo tempo. Quindi aspetterete che Zarzis e il suo aiutante entrino in casa e li piglierete di sorpresa. Ma attenzione: quelli hanno con loro dei picciliddri e sono capaci di tutto. Ora mettetevi d'accordo voi due. Vi saluto e figli mascoli».

«E tu dove vai?» spiò Augello.

«Passo un momento da Marinella e poi vengo a Spigonella.

Ma ripeto: voi travagliate per i fatti vostri e io per i fatti miei».

Niscì dalla càmmara e passando davanti a Catarella gli spiò:

«Catarè, sai se Torretta ha una tronchese e un paro di stivaloni di gomma alti, di quelli che arrivano a mezza coscia?».

L'aviva. Tronchese e gambali.

A Marinella si parò con un maglione nìvuro a girocollo, un paro di pantaloni di villuto nivuro che infilò dintra agli stivaloni, una scazetta di lana col giummo macari essa nìvura che si mise in testa. Ci mancava la pipetta torta nella vucca e sarebbe stato una stampa e una figura con un lupo di mare alla maniera delle pellicole americane di terz'ordine, Andò davanti allo specchio e si taliò. L'unica era riderci sopra.

«Avanti tutta, vecchio bucaniere!».

Arrivò alla villetta bianca e rossa di Spigonella che erano le deci, ma invece di pigliare la strata per il bungalow fece quella della prima volta, quando c'era stato con Fazio. L'ultimo tratto lo coprì a fari astutati. Il cielo era cummigliato e c'era un tale scuro che non si vidiva un'amata minchia a un passo di distanza. Scinnì dalla machina e si taliò torno torno. A mano dritta, a un centinaro e passa di metri, la massa scura della villa.

Dei sò òmini, nenti, manco un suspiro. O non erano ancora arrivati o se erano arrivati si erano mimetizzati benissimo. Tronchese in mano e pistola in sacchetta, caminò sull'orlo dello sbalanco fino a che non individuò il comincio della scala che aviva notato quanno era stato lì. La scinnuta non fu accussi difficoltosa come con l'altra scala, o pirchì questa era scavata meno a pirpindicolo o pirchì il sapiri che i sò òmini erano nei paraggi lo confortava.

Era arrivato a metà quanno sentì rimbombare un motore.

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