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作者:意- Andrea Camilleri 当前章节:15423 字 更新时间:2026-6-22 23:13

Allora Montalbano capì perché Pasquano gli aveva telefonato. Era un gesto di cortesia, d'amicizia. Il dottore sapeva quanto Montalbano detestava il dottor Mistretta, omo supponente e pretenzioso.

«Mistretta» prosegui Pasquano «come le ho già detto, non è d'accordo con me su questo caso. Ecco perché ho voluto dirle, privatamente, quello che ne pensavo».

«Arrivo» disse Montalbano.

«Dove?».

«Da lei, in ufficio».

«Non sono in ufficio, sono a casa mia, stiamo preparando le valigie».

«Vengo a casa sua».

«No, guardi, c'è troppo disordine. Vediamoci al primo bar di viale Libertà, d'accordo? Non mi faccia perdere troppo tempo perché mi devo alzare presto».

Liquidò Fazio che si era messo di curiosità e insisteva per saperne di più, si diede una rapida rilavata, si mise in macchina e partì per Montelusa. Il primo bar di viale Libertà inclinava allo squallido, Montalbano c'era stato una sola volta e gli era bastato e superchiato.

Trasì e vitti subito il dottor Pasquano assittato a un tavolino.

S'assittò macari lui.

«Che piglia?» spiò Pasquano che si stava bevendo un cafè.

«Quello che ha pigliato lei».

Stettero in silenzio fino a quando non arrivò il cammareri con la seconda tazzina.

«Allora ?» , attaccò Montalbano.

«Ha visto in che condizioni era il cadavere?».

«Beh, mentre lo rimorchiavo avevo scanto che gli si staccava il braccio».

«Se lo trainava ancora u n po', sarebbe capitato» fece Pasquano. «Quel poveraccio è stato in acqua più di un mese».

«Quindi la morte risalirebbe al mese passato?» .

«Pressappoco. Dato lo stato del cadavere mi viene difficile.. .».

«Aveva ancora segni particolari ?».

«Gli hanno sparato» .

«Allora perché mi ha detto che non.. .».

«Montalbano, mi lascia finire? Aveva una vecchia ferita d'arma da fuoco alla gamba mancina. Il proiettile gli ha scheggiato l'osso. E una cosa che risale a qualche anno fa. Me ne sono accorto perché la gamba era stata scarnificata dal mare. Forse zoppicava leggermente» .

«Secondo lei che età aveva?» .

«Approssimativamente, una quarantina d'anni. E sicuramente non è un extracomunitario. Però sarà difficile identificarlo».

«Niente impronte digitali?».

«Scherza?».

«Dottore, perché si è fatto persuaso che si tratta di un omicidio?».

«E una mia opinione, badi bene. Vede, il corpo è pieno di ferite causate dagli scogli contro i quali è andato a sbattere ripetutamente» .

«Non ci sono scogli dalle parti dove l'ho raccolto».

«E che ne sa da dove viene? Ha navigato a lungo prima di venirsi a offrire a lei. Tra l'altro è stato mangiato dai granchi, ne aveva ancora due in gola, morti.. . Dicevo che è pieno di ferite naturalmente asimmetriche, tutte post mortem Ma ce ne sono quattro che sono simmetriche e perfettamente definite, circolari».

«Dove ?».

«Ai polsi e alle caviglie».

«Ecco che era!» esclamò Montalbano sobbalzando.

Prima di addormentarsi nel doppopranzo gli e ra tornato a mente un particolare che non aveva saputo decifrare: il braccio, il costume arravugliato attorno al polso.. .

«Era un taglio tutto torno torno al polso mancino» disse lentamente.

«L'ha notato macari lei? E c'era pure attorno all'altro polso e alle caviglie Questo, a mio parere, significa una sola cosa.. .».

«Che lo tenevano legato» concluse il commissario.

«Esattamente. Ma sa con che cosa l'avevano legato? Col filo di ferro. Stringendolo tanto da segargli la carne. Se si fosse trattato di corda o di nylon le ferite non sarebbero state tanto profonde da arrivare quasi all'osso e inoltre sicuramente ne avremmo trovato tracce. No, prima di annegarlo, il filo di ferro glielo hanno levato. Volevano far credere a un normale annegamento».

«Non c'è speranza di riuscire ad avere qualche prova scientifica ?».

«Ci sarebbe. E dipende dal dottor Mistretta. Bisognerebbe ordinare delle analisi speciali a Palermo per vedere se lungo le ferite circolari ai polsi e alle caviglie siano rimaste tracce di metallo o di ruggine. Ma è cosa lunga. E questo è quanto. Sto facendo tardi».

«Grazie di tutto, dottore».

Si strinsero la mano. Il commissario si rimise in macchina e partì, perso nei sò pinsèri, caminando lentamente. Una macchina si mise darrè e lampeggiò a rimprovero della lentezza. Montalbano si spostò di lato e l'altra auto, una sorta di siluro argintato, lo sorpassò e si fermò di colpo. Santiando, il commissario frenò. Al la luce dei fari, vitti nesciri dal finestrino del siluro una mano che gli fece le corna. Fora dalla grazia di Dio, scinnì per attaccare turilla. Macari il pilota del siluro scinnì. E Montalbano si bloccò. Era Ingrid che gli sorrideva allargando le braccia.

«Ho riconosciuto la macchina» disse la svidisa.

Da quanto tempo non si vedevano? Da almeno un anno, sicuro. S'abbrazzarono con forza, Ingrid lo b a ciò, poi stese le vrazza e l'allontanò per osservarlo meglio.

«Ti ho visto nudo in televisione» disse ridendo.

«Sei ancora un gran fico».

«E tu sei ancora più bella» disse, sincero, il commissario.

Ingrid l'abbrazzò di nuovo.

«Livia è qua?».

«No».

«Allora verrei a sedermi un pochino sulla verandina» .

«D'accordo».

«Aspetta che mi libero da un impegno».

Parlottò al telefonino, poi spiò:

«Whisky ne hai?».

«Una bottiglia non ancora aperta. Ecco, Ingrid, pigliati le chiavi di casa mia e vai avanti. Non ce la faccio a stare dietro a te».

La svidisa rise, pigliò le chiavi ed era già scomparsa mentre ancora il commissario tentava di mettere in moto. Era contento di quell'incontro che gli avrebbe consentito, a parte il piacere di passare qualche orata con una vecchia amica, di mettere la distanza necessaria a ragionare, con la mente fridda, supra a quello che gli aveva rivelato il dottor Pasquano.

Quando arrivò a Marinella, Ingrid gli si fece incontro, l'abbracciò, se lo tenne stritto.

«Sono autorizzata» gli disse all'orecchio.

«Da chi?».

«Da Livia. Appena sono arrivata ho risposto al telefono che squillava. Non avrei dovuto farlo, lo so, ma mi è venuto spontaneo. Era lei. Le ho detto che saresti arrivato a momenti, ma ha risposto che non avrebbe richiamato. Mi ha detto che non sei stato tanto bene e che, come infermiera, ero autorizzata a curarti e a confortarti. E io so curare e confortare solo in questo modo» .

Minchia! Livia doveva essersi abbuttata seriamente.

Ingrid non aveva capito, o faceva finta di non capire, l'ironia velenosa di Livia.

«Scusami» disse Montalbano liberandosi dall'abbraccio.

Formò il numero di Boccadasse, ma risultò occupato. Sicuramente aveva staccato il ricevitore. Riprovò, mentre Ingrid si muoveva casa casa, era andata a pigliare la bottiglia di whisky, aveva tirato fora dal freezer i cubetti di ghiaccio ed era nisciuta assistimandosi sulla verandina. Il telefono dava sempre occupato e il commissario s'arrinnì, andandosi a mettere allato a Ingrid sulla panchetta. Era una notte delicata, c'era qualche nivula leggera, sfilata, e dal mare arrivava lo scruscio di una carezzevole risacca. Un pinsèro, anzi una domanda s'appresentò nella testa del commissario e lo fece sorridere. Quella notte sarebbe stata ugualmente idilliaca, l'avrebbe vista ugualmente accussì se non avesse avuto Ingrid al suo fianco, Ingrid che, dopo aver gli preparato una dose generosa di whisky, ora se ne stava con la testa appuiata supra la sò spalla? Doppo, la svidisa si mise a parlare di sé e finì tre ore e mezzo appresso, quanno alla bottiglia mancavano quattro dita per essere ufficialmente dichiarata defunta. Disse di sò marito ch'era il solito strunzo e col quale era oramà separata in casa, contò d'essere andata in Svezia perché le era venuto spinno di famiglia («voi siciliani mi avete contagiata»), spiegò che aveva avuto due storie. La prima con un deputato di stretta osservanza chiesastra, che di nome faciva Frisella o Grisella, il commissario non capì bene, il quale avanti di mettersi a letto con lei s'agginucchiava 'n terra e addumannava a Dio perdono per il piccato che stava per commettere; la seconda, con un comandante di petroliere andato precocemente in pensione per una eredità ricevuta, poteva addiventare una cosa seria, ma lei aveva voluto troncarla. Quell'omo, che di nome faceva Lococo o Lococco, il commissario non capì bene, la squietava, la metteva a disagio. Ingrid aveva una straordinaria capacità di cogliere l'aspetto comico o grottesco dei suoi òmini e Montalbano s'addivirtì. Fu una serata rilassante meglio di un massaggio.

A malgrado di una doccia eterna e di quattro cafè vivuti uno appresso all'altro, quanno si mise in macchina aveva la testa ancora 'ntrunata a causa del troppo whisky della sera avanti. Per il resto, si sentiva completamente aggiustato.

«Dottori, s'arripigliò dal distrubbo?» gli spiò Catarella.

«M'arripigliai, grazie».

«Dottori, lo vitti in televisione. Matre santa che corporazione che tiene!».

Trasuto nella sò càmmara, chiamò Fazio il quale si apprecipitò, mangiato dalla curiosità di sapiri cosa aveva detto il dottor Pasquano. Però non spiò, non raprì vucca, sapeva benissimo che quelle erano jornate nivure per il commissario, abbastava un biz per farlo addrumari come un cerino. Montalbano aspittò che si fosse assittato, fece finta di taliare delle carte per pura e semplice carognaggine perché vedeva benissimo la domanda addisegnata nella curvatura delle labbra di Fazio, ma voleva tanticchia lasciarlo cuocere. Tutto 'nzemmula disse, senza isare l'occhi dalle carte:

«Omicidio».

Pigliato alla sprovista, Fazio satò sulla seggia.

«Gli spararono?».

«Nze»

«L'accoltellarono?».

«Nze. L'annegarono».

«E come ha fatto il dottor Pasquano a...».

«Pasquano ha dato solamente una data al morto e si è fatto un'opinione. Ma è difficile assà che Pasquano sgarri»

«E su che cosa si basa, il dottore?».

Il commissario gli contò tutto. E aggiunse:

«Il fatto che Mistretta non sia d'accordo con Pasquano ci aiuta. Mistretta nel suo rapporto, alla voce: "causa del decesso", sicuramente scriverà: "annegamento", naturalmente adoperando parole scientifiche. E questo ci metterà al coperto. Potremo travagliare in pace senza rotture da parte del Questore, della Mobile e compagnia bella».

«E io che devo fare?».

«Per prima cosa, ti fai mandare una scheda segnaletica, altezza del morto, colore dei capelli, età, cose accussì».

«Macari una fotografia».

«Fazio, l'hai visto come era ridotto, no? Secondo te quella era una faccia?».

Fazio fece un'espressione sdillusa.

«Ti posso dire, se la cosa ti conforta, che probabilmente zuppiava, tempo fa gli avevano sparato a una gamba».

«Sempre difficile viene identificarlo».

«E tu provaci. Vedi macari le denunzie di scomparsa, Pasquano dice che il morto da almeno un mese era in crociera».

«Ci provo» disse dubitoso Fazio.

«Io nescio. Starò fora un due ore».

Si diresse al porto, fermò, scinnì e si avviò verso la banchina indovi ci stavano ormeggiati 'na para di pescherecci, gli altri erano già da tempo in mare. Ebbe un colpo di fortuna, il Madre di Dio era lì, stavano revisionandogli il motore. S'avvicinò e vitti il capitano-proprietario, Ciccio Albanese, che stava in coperta a sorvegliare le operazioni.

«Ciccio!».

«Commissario, lei è? Arrivo subito».

Da tempo che si accanoscevano e si facivano sangue. Albanese era un sissantino mangiato dalla salsedine? Stava sui pescherecci da quanno aveva sei anni e di lui si diceva che nisciuno poteva stargli a paro in quanto a canuscenza del mare tra Vigàta e Malta, tra Vigàta e la Tunisia. Era capace di correggere carte nautiche e portolani. Si sussurava in paìsi che in tempi di scarso travaglio non aveva disdegnato il contrabbando di sigarette.

«Ciccio, ti disturbo?».

«Nonsi, commissario. Pi vossia questo e altro».

Montalbano gli spiegò quello che voleva da lui. Albanese si limitò a spiare quanto tempo ci sarebbe voluto. Il commissario glielo disse.

«Picciotti, fra un due orate sono di ritorno».

E seguì Montalbano che andava verso la sua macchina. Fecero il viaggio in silenzio. La guardia all'obitorio disse al commissario che il dottor Mistretta non era ancora arrivato, che c'era solo Jacopello, l'assistente. Montalbano si sentì sollevato, l'eventuale in contro con Mistretta gli avrebbe rovinato il resto della jornata. Jacopello, che era un fedelissimo di Pasquano, a vedere il commissario s'illuminò.

«La billizza!».

Con Jacopello, il commissario sapeva di poter giocare allo scoperto.

«Questo è il mio amico Ciccio Albanese, omo di mare.

Se c'era Mistretta, gli avremmo detto che il mio amico voleva vedere il morto perché temeva fosse un suo marinaio caduto in acqua. Ma con te non c'è bisogno di fare teatro. Se quando ariva Mistretta ti fa domande, tu hai la risposta pronta, d'accordo?».

«D'accordo. Seguitemi» .

Il catafero era addivintato nel frattempo ancora più pàllito. La sua pelle pareva una spoglia di cipolla posata supra a uno scheletro con pezzi di carne attaccati qua e là alla sanfasò. Mentre Albanese l'esaminava, Montalbano spiò a Jacopello:

«Tu la conosci l'idea del dottor Pasquano su come hanno fatto morire questo povirazzo?».

«Certo. Ero presente alla discussione. Ma Mistretta torto ha. Taliasse vossia stesso».

I solchi circolari e profondi attorno ai polsi e alle caviglie avevano oltretutto assunto una specie di coloritura grigiastra.

«Jacopè, ci arrinesci a convincere Mistretta a far fa re quella ricerca sui tessuti che voleva Pasquano?».

Jacopello si fece una risata.

«Ci scommette che ci arrinescio?».

«Scommettere cu tia? Mai».

Jacopello era accanosciuto come un patito della scommissa. Scommetteva su tutto, dalle previsioni del tempo a quante pirsone sarebbero decedute di morte naturale in una simana, e il bello era che perdeva di rado.

«Gli dirò che, per il sì e per il no, quest'analisi è meglio farla. Che figura ci fa se poi il commissario Montalbano viene a scoprire che non è stata una disgrazia ma un omicidio? Mistretta preferisce perdere il culo ma non la faccia. Però l'avverto, commissario, si tratta di esami longhi»

Solo sulla strata del ritorno Albanese s'addecise a nesciri dalla mutangheria. Raprì la vucca e murmuriò:

«Mah!».

«Ma come?» fece urtato il commissario.«Stai mezzora a taliare il morto e po' mi dici solo mah?».

«È tutto strammo» disse Albanese. «E dire che ne ho veduti di morti annegati. Ma questo è...».

S'interruppe, pigliato da un pinsèro.

«Secondo il dottore da quanto tempo era in acqua?».

«Da una mesata».

«Nonsi, commissario. Minimo minimo dù misate».

«Ma doppo due mesate non avremmo più trovato il cadavere, solo pezzi».

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