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作者:意- Andrea Camilleri 当前章节:15612 字 更新时间:2026-6-22 23:13

C'era caduto come un fissa! L'unica era contrattaccare.

«Senti, Livia, ho avuto una giornata veramente pesante. Sono molto stanco e non ho nessuna voglia di...».

«Sei proprio tanto stanco?».

«Sì».

«Perché non chiami Ingrid per farti tirare su?».

Con Livia avrebbe perso tutte le guerre d'aggressione. Forse con una guerra difensiva sarebbe andata meglio.

«Perché non vieni tu?».

Era partito per dire una battuta tattica, ma invece la disse con tale sincerità che Livia dovette imparpagliarsi.

«Dici sul serio?».

«Certo. Oggi che è, martedì? Bene, domani vai in ufficio e ti fai anticipare qualche giorno di ferie. Poi pigli un aereo e vieni».

«Quasi quasi.. .» .

«Niente quasi».

«Salvo, se dipendesse solo da me.. . Abbiamo molto lavoro in ufficio. Comunque ci provo» .

«Tra l'altro, ti voglio raccontare una cosa che mi è successa stasera».

«Raccontamela ora, dai».

«No, ti voglio taliare, scusami, guardare negli occhi mentre parlo».

Restarono al telefono una mezzorata. E avrebbero voluto restarci di più.

La telefonata però gli aviva fatto perdiri il notiziario di «Retelibera».

Addrumò lo stisso la televisione sintonizzandosi su «Televigàta».

La prima cosa che dissero fu che mentre centocinquanta extracomunitari venivano fatti sbarcare a Vigàta, era capitata una tragedia a Scroglitti, nella parte orientale dell'isola. Lì c'era malo tempo e un barcone accalcato di aspiranti immigrati era andato a sbattere sugli scogli. Quindici i corpi al momento recuperati.

«Ma il bilancio delle vittime è destinato a salire» disse un giornalista usando una frase, ahimè, fatta.

Intanto si vedevano immagini di corpi d'annegati, di vrazza che pinnuliavano inerti, di teste arrovesciate narrè, di picciliddri avvolti in inutili coperte che non avrebbero più potuto dare calore alla morte, di volti stravolti di soccorritori, di corse convulse verso ambulanze, di un parrino inginocchiato che pregava. Sconvolgenti. Sì, ma sconvolgenti per chi? - si spiò il commissario. A forza di vederle, quelle immagini così diverse e così simili, lentamente ci si abituava. Uno le taliava, diceva «povirazzi» e continuava a mangiarsi gli spaghetti con le vongole. Su queste immagini, apparse la faccia a culo di gallina di Pippo Ragonese.

«In casi come questi» disse il notista principe della rete «è assolutamente necessario far ricorso alla freddezza della ragione senza lasciarsi sopraffare dall'istintività dei sentimenti. Bisogna riflettere su un fatto elementare: la nostra civiltà cristiana non può essere snaturata sin dalle fondamenta da orde incontrollate di disperati e di delinquenti che quotidianamente sbarcano sulle nostre coste. Questa gente rappresenta un autentico pericolo per noi, per l'Italia, per tutto il mondo occidentale. La legge Cozzi-Pini, recentemente varata dal nostro governo, è, checché ne dica l'opposizione, l'unico, vero baluardo all'invasione. Ma sentiamo il parere in proposito di un illuminato uomo politico, l'onorevole Cenzo Falpalà».

Falpalà era uno che tentava di fare la faccia di chi avverte che a lui nisciuno al mondo sarebbe arrinisciuto a pigliarlo per il culo.

«Ho solo una breve dichiarazione da fare. La legge Cozzi-Pini sta dimostrando di funzionare egregiamente e se gli immigrati muoiono è proprio perché la legge fornisce gli strumenti per perseguire gli scafisti che, in caso di difficoltà, non si fanno scrupoli di buttare a mare i disperati per non rischiare di essere arrestati. Inoltre vorrei dire che.. .».

Montalbano, di scatto, si susì e cangiò canale, più che arraggiato, avvilito da quella presuntuosa stupidità. Si illudevano di fermare una migrazione epocale con provvedimenti di polizia e con decreti legge. E s'arricordò che una volta aveva veduto, in un paese toscano, i cardini del portone di una chiesa distorti da una pressione accussì potente che li aveva fatti girare nel senso opposto a quello per cui erano stati fabbricati. Aveva domandato spiegazioni a uno del posto. E quello gli aveva contato che, al tempo della guerra, i nazisti avevano inserrato gli òmini del paese dintra alla chiesa, avevano chiuso il portone, e avevano cominciato a gettare bombe a mano dall'alto. Allora le pirsone, per la disperazione, avevano forzato la porta a raprirsi in senso contrario e molti erano arrinisciuti a scappare.

Ecco. quella gente che arrivava da tutte le parti più povere e devastate del mondo aveva in sé tanta forza, tanta disperazione da far girare i cardini della storia in senso contrario. Con buona pace di Cozzi, Pini, Falpalà e soci. I quali erano causa ed effetto di un mondo fatto di terroristi che ammazzavano tremila americani in un botto solo, di americani che consideravano centinara e centinara di morti civili come «effetti collaterali» dei loro bombardamenti, di automobilisti che scrafazzavano pirsone e non si fermavano a soccorrerle, di matri che ammazzavano i figli in culla senza un pirchì, di figli che scannavano matri, patri, fratelli e sorelle per soldi, di bilanci falsi che a norma di nuove regole non erano da considerarsi falsi, di gente che avrebbe dovuto da anni trovarsi in galera e invece non solo era libera, ma faciva e dettava liggi.

Per sbariarsi, per carmare tanticchia il nirbùso che gli era venuto, continuò a passare da un canale all'altro fino a quando non si fermò sull'immagine di due barche a vela, velocissime, che stavano disputando una gara.

«L'atteso, duro ma sportivissimo confronto tra le due barche da sempre rivali, la Stardust e la Brigadoon, volge ormai al termine. E ancora non riusciamo a pronosticare chi sarà la vincitrice di questa magnifica competizione.

Il prossimo giro di boa sarà indubbiamente risolutivo» disse il commentatore.

Ci fu una panoramica da un elicottero. Appresso al le due di testa, arrancavano una decina di altre barche «Siamo alla boa» gridò il commentatore.

Una delle due barche manovrò, virò con estrema eleganza, girò torno torno alla boa, principiò a percorrere narrè la strata già fatta.

«Ma che succede alla Stardust? Qualcosa non va» fece agitato il commentatore.

Curiosamente, la Stardust non aveva accennato a nisciuna manovra, filava dritta più forte di prima, col vento in poppa, era proprio il caso di dirlo. Possibile che non si fosse addunata della boa? E allura capitò una cosa mai vista. La Stardust, evidentemente fuori controllo, forse col timone ingovernabile, andò a speronare con violenza una specie di piscariggio che si attrovava fermo sulla sua rotta.

«È incredibile! Ha preso in pieno la barca dei commissari di gara! Le due imbarcazioni stanno affondando! Ecco che affluiscono i primi soccorsi! Incredibile! Pare che non ci siano feriti. Credetemi, amici, in anni e anni di gare veliche non avevo mai visto una cosa così!».

E qui al commentatore venne da ridere. Macari Montalbano rise astutando il televisore.

Dormì malamente, facendo brevi sogni dai quali ogni volta s'arrisbigliava 'ntrunato. Uno lo colpì particolarmente. Si trovava col dottor Pasquano che doviva eseguire l'autopsia a un polipo.

Nessuno s'ammeravigliava, Pasquano e i suoi assistenti trattavano la facenna come un fatto di normalissima amministrazione. Solo a Montalbano la situazione pareva stramma.

«Scusi, dottore» spiava «ma da quando in qua si fa l'autopsia ai polipi?».

«Non lo sa? È una nuova disposizione del ministero» .

«Ah. E dopo che ve ne fate dei resti?».

«Vengono distribuiti ai poveri che se li mangiano».

Ma il commissario non si faciva capace.

«Non arrinescio a capire il perché di questa disposizione» .

Pasquano lo taliava a longo e doppo diceva:

«Perché le cose non stanno come sembrano» .

E Montalbano s'arricordava che quella istissa frase il dottore gliela aveva detta a proposito del catafero da lui trovato.

«Vuol vedere?» spiava Pasquano isando il bisturi e calandolo.

E di colpo il polipo si cangiava in un picciliddro, un picciliddro nìvuro. Morto, certo, ma ancora con l'occhi sbarracati.

Mentri si faciva la varba, gli tornarono in testa le scene della sera avanti sulla banchina. E principiò ad avvertire, via via che a mente fridda gli passavano davanti, un senso di fastiddio, di disagio. C'era qualichi cosa che non quatrava, un dettaglio fora di posto.

S'incaponì a ripassare le scene, a metterle meglio a foco. Nenti. S'avvilì. Questo era un signo certo di vicchiaia, una volta avrebbe saputo trovare con certezza dov'era lo sfaglio, il particolare stonato nel quatro d'insieme.

Meglio non pinsarci più.

Cinque

Appena trasuto in ufficio, chiamò Fazio.

«Ci sono novità?»

Fazio fece la faccia ammaravigliata.

«Dottore, c'è stato troppo picca tempo. Sono ancora al carissimo amico. Certo, ho controllato le denunzie di scomparsa tanto di qua quanto di Montelusa...».

«Ah. Bravo!» fece il commissario con ariata grevia.

«Dottore, perché mi sfotte?».

«Tu pensi che quel morto si stava arricampando a la sò casa nuotando di primo matino?».

«Nonsi, ma non potevo trascurare di taliare macari qua. Poi h o spiato in giro, ma pare che nessuno lo conosce».

«Ti sei fatto dare la scheda?».

«Sissi. Età una quarantina d'anni, altezza 1 e 74, nero di pilo, occhi marroni. Corporatura robusta. Segni particolari: vecchia cicatrice alla gamba mancina poco sotto il ginocchio. Probabile zoppia. E questo è quanto».

«Non c'è da scialari».

«Già. Per questo ho fatto una cosa».

«Che hai fatto?».

«Beh, visto e considerato che vossia proprio non si piglia col dottor Arquà sono andato alla Scientifica e ho domandato un favore a un amico».

«Cioè?».

«Se mi faceva al computer la probabile faccia che il morto aveva da vivo. Stasira stessa dovrebbe farmela avere».

«Guarda che io un favore ad Arquà non glielo spio manco scannato».

«Non si preoccupi dottore, resterà una cosa tra me e il mio amico».

«Intanto che pensi di fare?» .

«Il commesso viaggiatore. Ora ho qualichi camurria da sbrigare, ma più tardi mi piglio la machina, la mia, e comincio a firriare i paesi sulla costa, tanto quelli di levante quanto quelli di ponente. Alla prima novità che viene fora, l'informo subito»

Appena nisciuto Fazio, la porta venne sbattuta violentemente contro il muro. Ma Montalbano manco si cataminò, sicuramente era Catarella. Oramà ci aviva fatto il caddro a queste trasute. Che fare? Sparargli? Tenere la porta dell'ufficio sempre aperta? L'unica era portare pacienza.

«Dottori, mi scusasse, la mano mi sciddricò» .

«Vieni avanti, Catarè» .

Frase che, come intonazione, perfettamente corrispondeva al leggendario «vieni avanti, cretino» dei fratelli De Rege.

«Dottori, siccome che stamatina di prima matina tilifonò un giornalista spiando di lei di pirsona pirsonalmente, io ci voliva fare avvertenzia che disse accussì che lui rintinnifolerà» .

«Ha detto come si chiamava?».

«Ponzio Pilato, dottori».

Ponzio Pilato?! Figurarsi se Catarella era capace di riferire esattamente un nome e un cognome!

«Catarè, quando Ponzio Pilato ritelefona digli che sono in una riunione urgente con Caifa, al Sinedrio» .

«Caifa disse, dottori? Assicurato che non me lo sdimentico».

Ma non si schiovava dalla porta.

«Catarè, c'è cosa?».

«Aieri di sira siralmente tardo in televisore lo viditti a vossia» .

«Catarè, ma tu passi il tuo tempo libero a guardar mi in televisione?».

«Nonsi, dottori, caso fu».

«Cos'era, una replica di quand'ero nudo? Si vede che ho fatto audience!».

«Nonsi, dottori, vistuto era. Lo viditti a menzanotti passata su "Retelibera". Era in di sulla panchina e diciva a dù dei nostri di tornare indietro narrè che ci averebbe pinsato a tutto vossia. Maria, quant'era comandevole, dottori!».

«Va bene, Catarè. Grazie, puoi andare».

Catarella lo prioccupava assai. Non perché aveva dubbi sulla sua normalità sessuale, ma perché se dava le dimissioni, come aviva oramà deciso, sicuramente quello avrebbe sofferto animalescamente, come un cane abbannunato dal patrone.

Ciccio Albanese s'appresentò verso le unnici a mani vacanti.

«Non hai portato i scartafacci che avevi detto?».

«Se ce le facevo vidiri le carte nautiche vossia le ca piva?».

«No».

«E allura che le portavo a fari? Meglio che mi spiego a voce».

«Levami una curiosità, Ciccio. Voi comandanti di pescherecci usate tutti le carte?».

Albanese lo taliò ammammaloccuto.

«Vuole babbiare? Per il travaglio che facciamo, quel pezzo di mari che ci serve lo sapemo a mimoria. Tanticchia ce l'hanno imparato i nostri patri e tanticchia l'abbiamo imparato a spisi nostre. Per le novità, ci aiuta il radar. Ma il mari sempre l'istisso è».

«E allora tu perché le adoperi?».

«Io non le adopiro, dottore. Le talio e le studdio pirchì è cosa che mi piaci a mia. Le carte non me le porto a bordo. Mi fido chiossà della pratica».

«Allora, che mi puoi dire?».

«Dottore, in primisi ci devo diri che stamatina, prima di viniri qua, andai a trovari a 'u zù Stefanu» .

«Scusami, Ciccio, ma io non.. .».

«Stefano Lagùmina, ma tutti noi lo chiamamu 'u zu Stefanu, tiene novantacinco anni, ma avi una testa lucita che nun ce n'è. 'U zù Stefano ora non va cchiù pi mari, ma è il più vecchio piscatori di Vigàta. Prima aviva una paranza, doppo un piscariggio. Quello che lui dice, vangelo è».

«Hai voluto consultarti, insomma» .

«Sissi. Io vuliva essiri sicuro di quello ca pinsavo. E 'u zù Stefanu è d'accordo con mia».

«E quali sono le vostre conclusioni?».

«Ora vegnu e mi spiegu. Il morto è stato purtato da una currenti superficiali che procedi a velocità sempre uguali da est a ovest e che noi accanosciamo beni. Indovi vossia ha incrociato il catafero, davanti a Marinella, quello è il punto che la correnti si viene a truvari più vicina alla costa. Mi spiegai?».

«Perfettamente. Vai avanti».

«Questa correnti è lenta. Lo capi quanti nodi fa?».

«No, e manco lo voglio sapiri. E detto proprio in confidenza, non so a quanto corrisponde un nodo o un miglio».

«Il miglio a milliottocentocinquantuno metri e ottantacinco. In Italia. Pirchì inveci in Inghilterra.. .»

«Lascia perdiri, Ciccio».

«Come voli vossia. Questa correnti veni da luntano e non è cosa nostrana. Bastisi diri che la truvamo già davanti a capo Passero. E da lì che trase nelle nostre acque e si fa tutta la costa fino a Mazara. Doppo, va avanti per i fatti sò».

E buonanotte! Questo veniva a significare che quel corpo poteva essere stato gettato in mare da un punto qualisisiasi della mezza costa meridionale dell'isola! Albanese liggì lo scoramento sulla faccia del commissario e gli venne in aiuto.

«Io lo saccio quello che vossia sta pinsando. Però ci devo diri una cosa 'mpurtanti. Questa correnti, tanticchia prima di Bianconara, viene tagliata da un'altra correnti più forti che camina arriversa. Per cui un catafero che si trova portato da Pachino verso Marinella, a Marinella non ci arrivirebbe mai pirchì la seconda correnti lo manderebbi nel golfo di Fela».

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