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作者:意- Irene Adler 当前章节:11546 字 更新时间:2026-6-22 20:19

– E tu come sai tutte queste cose, ragazzino? Sei forse una specie di indovino? O uno di quelli che parlano con gli spiriti? – domandò.

– Niente di tutto questo, Beresford – rispose seccamente l’ispettore Davis. – Il ragazzo ci ha solo dato una dritta grazie alla quale abbiamo esaminato con maggiore attenzione le scartoffie sparse nei cassetti della scrivania di Neele. Abbiamo trovato alcuni fogli di appunti che raccontavano frammenti di questa storia. Lo scrivano, tuttavia, per prudenza, aveva usato solo sigle e nomi di fantasia e questo in un primo tempo ci aveva ingannati, portandoci a pensare alle idee per un romanzo, o qualcosa di simile. Ma è bastato mettere i nomi giusti al posto giusto perché tutto divenisse terribilmente reale.

Sherlock aspettò che l’ispettore avesse finito e annuì, riprendendo la parola.

– Il resto è facile da intuire: quando Benjamin si rese conto che le ossessioni di suo cugino Timothy erano divenute per lui un rischio troppo grande, fece un viaggio a Londra, cosa per lui alquanto insolita, con la scusa di invitare Lady Westmacott alla battuta di caccia alla volpe della scorsa settimana. Il reale motivo del viaggio era invece ben altro: assassinare Timothy, mettendolo a tacere per sempre.

– Aveva perduto il senno, povero Timmy – commentò Benjamin, chiudendo gli occhi e rovesciando la testa all’indietro.

– Può darsi – concesse Holmes. – Ma dalla sua morte non avete tratto alcun beneficio. Perché nel frattempo, a vostra insaputa, Timothy aveva confessato tutto quanto in una lettera che aveva consegnato a un giovane compagno di pub, Nathaniel Neele, praticante presso un importante studio legale della città, con preghiera di depositare il documento presso i suoi principali. Neele, purtroppo, venuto a sapere, come noi, dal giornale della morte del dottor Beresford, ebbe la malaugurata idea di volgere la situazione a suo vantaggio, per mezzo di un ricatto. Non consegnò quindi la lettera presso lo studio Archibald & Mallowan, ma la tenne per sé. Egli, tuttavia, era solo un giovane, modestissimo scrivano e tutto ciò che aveva in mano erano i racconti di un uomo tormentato, della cui sanità mentale non era affatto certo. Così, prima di ricattare un lord, un uomo che poteva avere amici molto potenti, decise di sondare il terreno con un breve viaggio a Hemyock, nel Devonshire. E proprio quando doveva essersi convinto di avere in pugno il falso Lord Inglethorpe finì invece in trappola, vittima di un uomo ben più scaltro di lui.

Benjamin Beresford, il volto immobile come quello di una statua, sembrava ormai partecipare a quella conversazione come se non riguardasse lui, ma uno sconosciuto.

– Sì. Ho ucciso io quell’avido vigliacco di Nathaniel Neele – ammise, con perfetta calma. – Io, durante la caccia alla volpe, e ho chiesto l’aiuto di Lemon per far sparire il corpo in fondo al Pozzo delle Streghe. Ma a quanto pare quel povero sciocco non è riuscito a fare nemmeno questo…

– Già. E così eccovi di nuovo “costretto” a liberarvi anche del vostro servitore, prima tentando di avvelenarlo con la cantaridina e poi, quando avete avuto il timore che potesse crollare e compromettervi, spingendolo a un’irruzione senza alcuna speranza a casa di Ralston, un uomo il cui amore per le armi voi conoscete benissimo – illustrò Sherlock.

A quel punto, un movimento stizzito dell’ispettore Davis ci fece capire che ne aveva avuto abbastanza di quell’uomo e del pauroso alone di morte che sembrava circondarlo. Fece un cenno al suo assistente, che si cavò di tasca dei pesanti ferri brunastri coi quali incatenò le mani di Benjamin Beresford.

L’uomo in ceppi, con una rivoltella puntata addosso, si alzò lentamente dalla poltrona e, prima di allontanarsi, condotto via dall’agente Murdoch, si voltò verso di me, guardandomi negli occhi. Ciò che avevo appena udito mi aveva scossa a tal punto che non riuscivo a fare altro che fissarlo con occhi sbarrati, i pugni stretti fino a farmi sbiancare le nocche.

– Non mi guardare in quel modo – mi disse lui, tra il rabbioso e il supplichevole. – In fondo è proprio come dicevo poco fa, non trovi? Ho avuto una seconda occasione… e mi ci sono aggrappato con tutte le mie forze. Aspetta di conoscere un po’ meglio questo schifo che è la vita, prima di giudicarmi, ragazzina.

E dopo quelle parole fu spinto via dai poliziotti, oltre la porta del salotto.

Capitolo 22

OLTRE L’ABISSO

Ci sono storie nere, che grondano a tal punto malvagità e orrore da spingere chiunque abbia ancora in petto un briciolo di sentimento umano a reagire nell’unico modo possibile: distogliendo lo sguardo per cercare altrove un raggio di luce. Fu esattamente così che mi sentii dopo le sconvolgenti rivelazioni di quell’uomo che mi ero abituata a chiamare Lord Inglethorpe e che si era rivelato invece essere Benjamin Beresford.

Non appena uscita da Ashfield Hall mi ritrovai infatti a pensare, con una specie di curiosa frenesia, al mio immediato futuro: al rientro a Londra, alle cene con papà, alle lezioni di canto dalla signorina Langtry, agli incontri con Sherlock e Arsène alla Shackleton Coffee House, al prossimo romanzo che mi sarei fatta consigliare dal signor Nelson… Come se il pensiero della normale vita di tutti i giorni potesse richiudere l’abisso oscuro che avevo intravisto guardando negli occhi Benjamin Beresford.

I miei due amici mi riaccompagnarono a casa Ralston, dove mio padre mi attendeva con impazienza e una certa preoccupazione. La notizia dell’arresto di quell’uomo si era diffusa in un batter d’occhio e aveva messo l’intero villaggio di Hemyock in subbuglio. Le storie sul conto di Lord Inglethorpe, alias Benjamin Beresford, si erano moltiplicate, dalle più vicine al vero a quelle più folli e fantasiose.

Se già prima Leopoldo era stato smanioso di rientrare a Londra, a quel punto, dopo gli ultimi sconcertanti sviluppi, sembrava davvero avesse il fuoco sotto le suole delle scarpe. Ma dall’espressione del mio volto capì che, dopo quella mattinata, avevo bisogno di recuperare un po’ di tranquillità. Mise dunque da parte ancora una volta la sua fretta e si accordò con il nostro ospite perché Sherlock e Lupin potessero fermarsi per un rapido spuntino prima della nostra partenza.

Il signor Ralston, dal canto suo, non si capacitava del fatto che Lord Inglethorpe, che rappresentava il centro di quel suo piccolo, placido mondo rurale, si fosse rivelato un sanguinario impostore. Il poveretto non faceva che scuotere il capo in continuazione e quando finalmente sembrava sul punto di dire qualcosa tornava ad abbassare lo sguardo con un sospiro. Per lui, in un certo senso, era letteralmente la fine del mondo.

Consumammo così un pranzo veloce a casa Ralston, in un’atmosfera silenziosa e irreale. Salutammo quindi il nostro ospite con tutta la fretta concessa dalla buona educazione e volammo in carrozza fino alla stazione ferroviaria.

Mio padre e il signor Nelson presero posto in sala d’aspetto. Mancava ancora qualche minuto all’arrivo del nostro treno e questo mi diede l’occasione per scambiare qualche parola con i miei due amici.

Non appena ci ritrovammo soli, Arsène prese qualcosa dalla tasca e me lo lanciò.

L’afferrai d’istinto: era il piccolo gufo d’argento che Holmes aveva lanciato a Beresford, svelando la sua menzogna.

– È stata una gradevole villeggiatura, Mademoiselle Adler – scherzò lui. – Non potevamo andarcene da questo posto senza un souvenir!

– Credo che non dimenticheremo facilmente questi giorni, anche senza questo – replicai, infilandomi in tasca il ninnolo.

– Già… – approvò Sherlock. – Giorni in cui la noia sembrava bandita da questo mondo e ogni ora che passava portava con sé una scoperta eccitante! – concluse, con un mezzo sospiro.

Era chiaro che la prospettiva di tornare in città, senza nulla su cui far lavorare la propria mente, non lo allettava affatto.

– A proposito di scoperte… – fece a quel punto Lupin. – In tutta questa faccenda c’è una cosa che non ho capito: quale ruolo ha avuto esattamente quel poveraccio del signor Lemon?

Sherlock, le mani intrecciate dietro la schiena, annuì. – Un ruolo sciagurato, purtroppo per lui – disse poi. – I suoi debiti di gioco, infatti, erano veri ed era grazie a quelli che Benjamin Beresford lo teneva in pugno. Così il falso lord lo costrinse a divenire suo complice, a travestirsi da contadino e a gettare il corpo di Neele nel Pozzo delle Streghe. Ma Lemon non era un criminale e dapprima lo scontro fortuito con Irene e poi il ritrovamento del corpo di Neele lo gettarono nel panico. Quando Beresford capì che qualche parola non sarebbe bastata a rassicurarlo decise di sbarazzarsi anche di lui, l’ultimo dettaglio fuori posto nel quadro della sua grande, perfetta menzogna. Così tornò a Londra una seconda volta per raggiungere un luogo che sapeva incustodito e provvisto di veleni, ossia lo studio medico di suo cugino Timothy. Lì s’impossessò di un flacone di cantaridina, con la quale avvelenò il proprio domestico. Ma poiché la sostanza non ebbe l’effetto sperato, Benjamin, da crudele manipolatore qual era, convinse Lemon che la sua unica salvezza consisteva nel liberarsi dell’unica persona che lo aveva visto la mattina del delitto, ossia… Irene Adler, ospite a casa Ralston! – concluse Sherlock, indicandomi.

Io ebbi un sussulto.

– Tu… Tu intendi dire che… – mormorai, scossa.

– Sono convinto che tu non abbia corso nessun vero rischio – si affrettò a dire Holmes, sorridendomi. – Beresford sapeva perfettamente che quella notte Ralston e i suoi garzoni avrebbero montato la guardia con i fucili a tracolla. E così, spietatamente, ha spinto il signor Lemon in una trappola mortale.

Nutrivo un’assoluta fiducia nelle parole di Sherlock Holmes, ma per un attimo mi domandai se, con quel nostro indomito spirito di avventura, i miei amici e io non stessimo davvero superando il limite, mettendo a rischio la nostra stessa vita.

Ma proprio in quel momento arrivò il treno, e il suo fischio spazzò via dalla mia mente ogni dubbio e ogni domanda importuna.

Questo ebook contiene materiale protetto da copyright e non può essere copiato, riprodotto, trasferito, distribuito, noleggiato, licenziato o trasmesso in pubblico, o utilizzato in alcun altro modo ad eccezione di quanto è stato specificamente autorizzato dall’editore, ai termini e alle condizioni alle quali è stato acquistato o da quanto esplicitamente previsto dalla legge applicabile. Qualsiasi distribuzione o fruizione non autorizzata di questo testo così come l’alterazione delle informazioni elettroniche sul regime dei diritti costituisce una violazione dei diritti dell’editore e dell’autore e sarà sanzionata civilmente e penalmente secondo quanto previsto dalla Legge 633/1941 e successive modifiche.

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www.edizpiemme.it

Caccia alla volpe con delitto

di Irene Adler

© 2015 Atlantyca Dreamfarm s.r.l., Italia

© 2015 - EDIZIONI PIEMME Spa, Milano

Ebook ISBN 9788858517239

COPERTINA || ILLUSTRAZIONI DI IACOPO BRUNO

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